Libia, due italiani rapiti. C’è un bellunese

Bruno Cacace, 56enne residente a Borgo San Dalmazzo (Cuneo), e Danilo Calonego, 68enne di Sedico (Belluno) Belluno, sono stati rapiti a Ghat, nel sud ovest della Libia. Entrambi, scrive il Corriere del Veneto, lavoravano per la Con.I.Cos. (Contratti Internazionali Costruzioni), di Mondovì (Cuneo) che si occupava della manutenzione dell’aeroporto. Assieme a loro è stato rapito un terzo uomo, canadese. L’Ansa.it cita i portali di informazione libici (Libya Observer e Alwasat): « i tre non sarebbero stati sequestrati da gruppi che hanno legami con al Qaida ma da un piccolo gruppo di criminali comuni».

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I tre sono stati rapiti mentre si dirigevano verso Bi’r Tahala, dove ha sede una filiale della società. Sempre l’Ansa, ha estrapolato dal sito Masrawy.com le poche informazioni sull’accadimento: «sono stati prelevati da un gruppo di uomini che erano a bordo di due auto. I rapitori hanno aperto il fuoco contro di loro e poi li hanno prelevati», ha riferito un consigliere municipale, facendo riferimento a quanto testimoniato dall’autista dei tre, a sua volta «trovato con le mani legate in una zona desertica».

Tanta apprensione anche a Sedico, dove Danilo Calonego faceva rientro non appena poteva. L’uomo vive con una compagna, mentre ha avuto tre figlie dall’ex moglie. «Prenderò contatti con la famiglia, spero che tutto si risolva per il meglio», ha detto il sindaco del paese Stefano Deon, citato dal Corriere del Veneto. Calonego era in Libia dal 1979, e vi aveva svolto diverse mansioni prima di arrivare alla Con.I.Cos., soprattutto come meccanico di auto e camion. Già nel 2014, alla caduta di Gheddafi, aveva rischiato la vita, riuscendo a mettersi in salvo attraversando il deserto e giungendo in Algeria.

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