Fertility Day, una campagna cretina (ma non per l’italiano medio)

Ennesimo autogoal della Lorenzin? Sì. Ma efficace per un certo target

Mettiamola così: l’autore del concept (come si dice in gergo) dei nuovi opuscoli per la prevenzione della sterilità e infertilità del Ministero della Salute, non è un genio della comunicazione. O meglio: non è aggiornatissimo nè tanto meno creativissimo. Perché l’immagine stereotipata della coppia felice plasticosa e biondo-ariana, mascellone lui e barbie lei, è roba che poteva andar bene negli anni ’80, e neanche. Non è necessario essere mega-esperti mondiali di marketing pubblicitario, per arrivarci: basta lo spirito d’osservazione. Si vede che il geniaccio in questione ha osservato poco, delle tecniche di pubblicità degli ultimi trent’anni e della loro evoluzione. Ma si vede che la spending review si abbatte inesorabile riducendo all’osso i costi in consulenze cretine. Ops, volevamo scrivere creative.

Anzi no, volevamo proprio scrivere cretine: l’allusivo razzismo, razziale e politico (i neri come “cattivi compagni”), è un esempio di cretineria comunicativa. Anche perché essere razzisti questo è: essere tonti, stupidi, scemi. Perché il colore della pelle e i tratti somatici, di per sé, non costituiscono un buon motivo di distinzione in senso inferiore o superiore. E’ una differenza e basta. E viva le differenze (lo diciamo anche agli egualitaristi da melting pot, gente tipo la Boldrini).

Ma volendo proprio attribuire un’intelligenza nascosta, diciamo involontaria, subcosciente, subliminale, a questo ennesimo autogoal della ministro Lorenzin (che fra l’altro pare pure essere statoil riciclo di una pubblicità di dentisti inglesi), potremmo dire che c’è un target dalla percezione superficiale, che elabora poco i messaggi di cui siamo quotidianamente bombardati, di gusti semplici, mentalmente abitudinario, insomma una fetta di popolazione sulla quale i triti luoghi comuni, specie se visivi, hanno un effetto diretto e in ultima analisi più efficace di un’idea originale e inedita. Vogliamo chiamarlo l’italiano medio?

E’ lo stesso modello usato in politica quando si ripetono concetti e informazioni di banalità e bassezza che sconcertano, ma sconcertano non certo coloro a cui sono rivolti. Secondo noi, a naso, gli ideatori della campagna non lo hanno fatto apposta. Ma il risultato quello é. Rassegniamoci: ci sono italiani a cui queste becerate comunicretine vanno bene. E ci sono quelli a cui, vedendole, vien subito voglia di aggregarsi alle cattive compagnie, ai neri, ai fumatori, e a chi la salute non se la fa insegnare dal ministro della Salute, col suo abominevole salutismo di Stato.