Stacchio e Zancan: «non siamo noi i delinquenti»

Prima udienza, ieri, presso il tribunale di Vicenza nell’ambito del processo a Oriano Derlesi, unico identificato della rapina dello scorso 3 febbraio 2015 alla gioielleria Zancan di Ponte di Nanto (Vi). Della banda di quattro, faceva parte anche Albano Cassol, morto dopo essere stato colpito alle gambe da un colpo esploso dal benzinaio Graziano Stacchio. Come riporta il Corriere del Veneto, in aula hanno testimoniato sia Robertino Zancan, sia Stacchio.

«Appena arrivato mi sono avvicinato al mio negozio urlando ai criminali di andarsene – ha ricordato l’imprenditore orafo, che per la prima volta svela questi particolari ai giudici – ma quando mi sono reso conto che “il palo” aveva un fucile sono tornato verso il benzinaio e qualche istante dopo un proiettile mi è passato vicino». Qui interviene Stacchio: «Io in quel momento ho sparato un colpo in aria, per distrarre il criminale che aveva aperto il fuoco contro Zancan».

Fuori dall’aula il benzinaio è apparso contrariato: «Non è stato facile per me rivivere quei momenti e l’ho premesso anche in aula», ha detto ai microfoni dei giornalisti, «Mi hanno mosso contestazioni sciocche per andare a discolpare quelle persone lì per le quali parla il curriculum criminale; mi hanno umiliato su banalità, come il modello e le caratteristiche del fucile, il tipo di proiettile. Ma a me interessava salvare la commessa della gioielleria, solo quello».

Reazione simile anche per Zancan: «Sono molto infastidito, mi hanno sottoposto a un interrogatorio tale che il delinquente sembravo io: stanno mettendo in dubbio quello che è successo, l’arma con cui si è sparato, i proiettili. Io sono una persona onesta – tuona –, non sono io il delinquente, che tra l’altro non ci ha nemmeno messo la faccia in aula. Testimoniare mi ha ridato la carica per combattere: percorsi come questi ti lacerano dentro, impossibile dimenticare, non reagire».

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