Mose, 20 milioni da Mantovani per “spingere” opera

Fondi per 20 milioni di euro, tra denaro in nero e retrocessioni, ovvero restituzione di denaro dagli utili, sarebbero stati creati dalla Mantovani, all’epoca guidata da Piergiorgio Baita, tra il 2004 al 2013, a uso del Consorzio Venezia Nuova dell’allora presidente Giovanni Mazzacurati. Lo ha detto Nicolò Buson, ex amministrativo della stessa Mantovani, nel corso dell’udienza per il processo per l’inchiesta Mose, in cui compaiono tra gli altri l’ex sindaco di Venezia Giorgio Orsoni, il senatore ed ex Ministro Altero Matteoli e la ex Presidente del Magistrato alle acque Maria Giovanna Piva. Secondo il racconto di Buson, riferendo quanto saputo da Baita, il denaro sarebbe servito a Mazzacurati per “spingere” sulla realizzazione dell’opera per la salvaguardia di Venezia anche attraverso contributi a politici e funzionari dello Stato.

«Ho consegnato a Roma nel suo studio 150 mila euro in contanti contenuti in una busta ad Erasmo Cinque, della Socostramo, dopo l’affidamento dei primi lavori per il risanamento ambientale di Marghera». Buson, in qualità di testimone, ha fatto l’affermazione in risposta ad una domanda del Pm Stefano Ancillotto, affiancato dal collega Stefano Buccini, ricordando come la Socostramo fosse entrata tra il 2003 e il 2004 nel Cvn con una società consortile assieme a una controllata della Mantovani. Un consorzio che aveva un peso minimo nel Cvn ma che vedeva la Socostramo collaborare a opere significative perché, secondo quanto riferito da Buson, «Cinque diceva di garantire i lavori di bonifica grazie alle sue conoscenze politiche romane e quella di Altero Matteoli».

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