BpVi, vi spiego la multa Antitrust

Dal “no fidi ai no soci” al “fare leva sui deboli”: ecco le pratiche “poco ortodosse” evidenziate dall’Authority

La Banca Popolare di Vicenza ha così tanti problemi che una multa di 4,5 milioni di euro non ha, a mio parere, avuto l’attenzione che merita. Chi l’ha comminata è l’Autorità di Garanzia per la Concorrenza e il Mercato (AGCM), comunemente nota come Antitrust. Sembra che la banca – mi ribello a definirla colpevole perché sono i suoi amministratori, semmai, che avrebbero agito scorrettamente – abbia violato le norme del mercato. I media, nei loro report, hanno quasi tutti ripreso solo il comunicato stampa dell’authority. Il provvedimento si dispiega in 41 pagine nelle cui pieghe ci sono passaggi che è bene approfondire per il loro significato implicito. Pur dovendo procedere a flash, segnalo che il testo è diviso in capitoli che enumero:

1 Le parti
2 La pratica commerciale
3 Le risultanze del procedimento
4 Il parere della Banca d’Italia
5 Il parere della Consob
6 Valutazioni conclusive
7 Quantificazione della sanzione

Già nel paragrafo 4 si sottolineano i comportamenti della BpVi: «Il provvedimento concerne i comportamenti posti in essere dal professionista per aver fatto condizionare l’erogazione dei finanziamenti ai consumatori- mutui immobiliari e di liquidità – tra i quali mutui ai soci riservati ai soci» . Tu compri azioni ed io ti concedo il mutuo. Tali comportamenti hanno avuto particolare sviluppo tra il 2013 e 2014. Perché la banca aveva quell’urgenza di piazzare azioni? Gli obiettivi in questione si sostanziavano nel raggiungimento di un ratio patrimoniale in vista del passaggio della vigilanza dalla Banca d’Italia alla Banca Centrale Europea. Tutto questo, forse, perché non si era sicuri che l’Europa avrebbe riservato lo stesso trattamento da Roma?

I richiedenti del mutuo, oltre al taglieggiamento con le azioni, sono stati anche indotti ad aprire un conto corrente di appoggio, pur non essendo obbligatorio. La non obbligatorietà non era stata segnalata. Il fatto che l’autorità di garanzia abbia voluto vederci chiaro sulla politica commerciale della banca è corretto, ma è operazione che sarebbe dovuta essere fatta anni fa e, naturalmente, facendone conoscere le risultanze a tutti gli interessati. Ancora, nel paragrafo 27, si riferisce in merito alle politiche di collocamento. Dalle risultanze istruttorie e dalla documentazione acquisita in fase ispettiva, è emerso che il successo degli aumenti di capitale è stato conseguito, in gran parte, con l’acquisto di azioni della banca da parte della clientela (“operazioni baciate”, insomma). All’epoca, 2015, anche la Bce, per fortuna, ha incominciato a fare accertamenti su questi aumenti di capitale.

L’autorità fa notare che c’è una palese violazione dell’art.2358 del Codice Civile. Da parte sua, la proprietà della Popolare sostiene che tale norma si riferisca solo alle Spa e, quindi, si chiama fuori. Aldilà, comunque, delle decisioni della magistratura, all’Antitrust interessa evidenziare che tutto era preordinato al conseguimento di tali pratiche commerciali “poco ortodosse” la cui organizzazione era del tutto capillare. Nei paragrafi 29 e 31 del provvedimento sanzionatorio si dice, e sintetizzo, che tali obiettivi non erano episodici, ma decisioni concordate ufficialmente dalla direzione Mercati della Banca con i direttori regionali, con tanto di specifiche direttive e relativi tempi di esecuzione. Il 6 marzo 2014 c’è l’input dall’alto di dire “no fidi ai non soci” Sono comportamenti che non possono non preoccupare se si riflette che la banca in quel modo nega la sua stessa mission di banca commerciale pur di conseguire i suoi obiettivi artificiali (due aumenti di capitale non per acquisire altri sportelli, come dichiarato, ma pe chiudere buchi di bilancio).

Dagli appunti trovati nel corso delle ispezioni è pure emerso che dai vertici della BpVi, tra le varie istruzioni al personale, veniva pure suggerito di “fare leva sui deboli“. Secondo l’Authority, insomma, alla Popolare erano saltati i principi di buona fede, correttezza e trasparenza che dovrebbero essere patrimonio di ogni istituto. La pratica commerciale della banca, per l’Antitrust, risulta scorretta ai sensi degli articoli 20-comma 2 -e 21- comma 3 bis-, e 24 e 25 del Codice di Consumo. Che dire? La tragica stangata che hanno subito i 118 mila clienti della Banca Popolare di Vicenza, con gli organi di vigilanza che sono intervenuti a buoi scappati dalla stalla, non si sa quale soluzione avrà. Da come procedono le indagini, il sereno è lontano.