«Il tribunale di Vicenza non si doveva costruire lì»

Crestanello (Comitato Anti-Abusi): «l’edificio non ha fondamenta, al fondo poggia su terreno poco stabile perché tra due fiumi»

Il tribunale di Vicenza, costato 24 milioni di euro pubblici, galleggia su un mare di problemi: infiltrazioni d’acqua e crepe vistose, per possibili difetti di costruzione (la ditta costruttrice è la tortonese Codelfa, per altro in causa col Comune berico per il mancato pagamento di lavori non previsti per 4 milioni) o, come sostiene il progettista e direttore dei lavori, Michele Valentini, di manutenzione. Ma prima che questi fatti, in parte già noti da anni, tornassero alla ribalta in questi giorni facendo riesplodere il caso, l’intera area ex Cotorossi dove sorge anche il Palazzo di Giustizia era stata, ed é, al centro di una battaglia legale promossa da Legambiente e dal Comitato Anti-Abusi, rappresentato da Paolo Crestanello, sulla compatibilità ambientale e idraulica, e sui permessi a costruire della zona adiacente conosciuta come Borgo Berga. L’indagine che ne è derivata vede la Procura contestare il reato di lottizzazione abusiva per l’intera area, tribunale compreso.

Il tribunale fa acqua, letteralmente. Il motivo può essere la scelta a monte di collocarlo lì, in quella parte di Vicenza?
Direi proprio di sì. Ricordo che l’edificio del tribunale non ha fondamenta, ma poggia su una piattaforma di cemento armato adagiata su un terreno poco stabile, perché compreso tra due fiumi. La costruzione, cosiddetta a platea, era stata decisa perché il terreno dove sorge il Palazzo di Giustizia è inquinato, e infilarci dei piloni avrebbe spinto gli inquinanti in falda. Il  buon senso avrebbe suggerito di costruirlo in area più sicura, oltre che non inquinata.

Esistono responsabilità in capo al Comune, quanto meno oggettive?
Il problema del cedimento non è sorto oggi, da quanto ci risulta si sapeva già da qualche anno, ma con crepe così evidenti non si poteva più nascondere. Il cedimento non  dipende certo da una cattiva manutenzione e quindi Comune e Ministero della Giustizia dovrebbero, perizie alla mano, contestare i danni al privato progettista e costruttore. Credo tuttavia che le responsabilità dell’amministrazione comunale siano altre, e cioè quelle di aver approvato un progetto che ha favorito smaccatamente il privato, in un florilegio di violazioni di legge. Responsabilità aggravate dal fatto che i lavori, abusivi secondo la Procura, continuano del tutto indisturbati.

Si può porre una questione agibilità, secondo lei?
Il problema dell’agibilità è legato al problema della sicurezza e in questo caso devono essere gli ingegneri a stabilire se esistono pericoli. Sempre che l’agibilità sia stata rilasciata, perché nel novembre del 2013 la stampa aveva riportato la notizia che, a distanza di oltre un anno dall’inaugurazione, il tribunale ne era ancora privo e per ottenere il certificato antincendio, presupposto dell’agibilità, erano necessari lavori aggiuntivi.

Venendo al caso Borgo Berga, che punto è l’iter di sequestro dei lavori in seguito alla vostra denuncia?
Questo è il punto dolente e paradossale. Le associazioni hanno denunciato al sindaco Variati e alla polizia locale la decadenza del permesso di costruire in virtù del quale stanno per essere completate le opere edilizie a Borgo Berga. A distanza di due mesi non è pervenuta ancora alcuna risposta: una cosa gravissima a cui ormai siamo abituati. Peraltro il cartello di cantiere contiene, secondo il Comune, una falsa data di inizio attività, ma nessuno, nonostante la nostra segnalazione, è intervenuto per correggerlo. Credo che molti, all’interno delle istituzioni, vorrebbero che sul caso dell’area ex Cotorossi calasse un silenzio e un perdono tombale. Ma tra cedimenti strutturali e minacce dell’Unesco di togliere il suo patrocinio, la strada per realizzare tale auspicio è ancora in salita.
La Procura ha contestato il reato di lottizzazione abusiva per tutta l’area, ma ha sequestrato solo il lotto dove i lavori non sono mai iniziati. Negli altri lotti, invece, l’attività edilizia continua nell’l’indifferenza di tutti e il privato può così ricavarne un indebito profitto, vendendo o affittando i locali abusivi che via via vengono completati. Tutto ciò confligge palesemente con le finalità del provvedimento cautelare che è quello di evitare che il reato si perfezioni o che si producano nuovi reati. Con l’insediamento dell’Agenzia delle Entrate, poi, saremo al ridicolo. Soldi pubblici che andranno in tasca al lottizzante abusivo. Ma c’è di più. Nell’ordinanza di sequestro parziale, il gip scriveva che  tutti i permessi di costruire rilasciati e da rilasciare sono illegittimi. C’è da domandarsi come mai i firmatari di quelle illegittime autorizzazioni non risultino ancora iscritti nel registro degli indagati e possano quindi continuare a gestire la scottante pratica edilizia di Borgo Berga. Pronti naturalmente a rilasciare, se richieste dal privato, nuove eventuali autorizzazioni.

(ph: www.tribunale.vicenza.giustizia.it)