BpVi, Mion: «fusione con Veneto Banca? Ovvia»

«Due banche che insistono su uno stesso territorio non hanno senso». Lo ha detto al Mattino il presidente della Banca Popolare di Vicenza, Gianni Mion, che ritiene la fusione tra i due istituti rappresenta «la soluzione più ovvia» in un contesto «di riduzione dei costi e di specializzazione». Atlante, che secondo Mion «ha portato la nave a galleggiare» ma che ora punta in tempi rapidi a trovare un azionista «più stabile», avrebbe l’opportunità di creare «una banca triveneta con una quota di mercato significativa».

Ed è vero che la Bce era contraria alla fusione, tuttavia «le cose cambiano». «Se potessi mettere insieme Bpvi, Veneto Banca e Antonveneta – spiega Mion – sarebbe il massimo e credo ci sarebbero dei fondi, anche di private equity che, una volta risolto il problema della redditività, potrebbero essere interessati. Molto dipenderà anche dai sindacati e dal fatto che siano consapevoli che c’è un problema occupazionale, ma anche di prospettiva futura».

«Io credo che la fusione con Veneto Banca sia la soluzione industriale con maggiori prospettive di successo – ha ribadito Mion al Giornale di Vicenzanon è l’unica soluzione, ma da veneto e da conoscitore dell’economia di questa regione mi sento di dire che questa scelta sarebbe la migliore». «L’obiettivo dell’azionista – ha aggiunto Mion – è quello di uscire quanto prima dall’investimento fatto e l’implementazione di una fusione tra le due banche acquisite potrebbe non essere il modo più rapido per raggiungerlo».

C’è poi la questione della fiducia dei soci e dei risparmiatori nei confronti dell’istituto, che Mion riassume al Mattino constatando che «ma sembra che i vicentini non siano più orgogliosi della loro banca. Sarà un processo lungo». Che passerà anche attraverso i tavoli di conciliazione: «stiamo operando una segmentazione azionista per azionista – dice al quotidiano di Padova – per essere nelle condizioni di incontrarli. Tutto fa pensare che tutto questo lavoro sia pronto per fine ottobre. Stiamo parlando di 200 mila soggetti».

E se è vero che «più di tanto non possiamo dare» (la riserva per le litigation ammonta a 230 milioni di euro), Mion conferma che l’istituto sta lavorando per alienare «sedi, quadri e patrimonio artistico». «Molti quadri sono vincolati – aggiunge Mion – Sotheby’s sta verificando tutto e venderemo ciò che è valorizzabile. Il resto lo metteremo a reddito: se un museo vorrà un dipinto, ce lo faremo pagare».

Mion dice la sua anche in merito alla multa dell’antitrust, che sarà oggetto di un ricorso già annunciato: «nessuno vuole contestare, ma siamo sicuri che chi ha fatto il mutuo è stato forzato a comprare azioni o pensava di fare un affare? Alle assemblee quando Zonin mostrava l’andamento del titolo e il confronto con le altre quotazioni bancarie, perché nessuno ha chiesto cosa aveva di speciale Bpvi per andare così bene?». Mentre sull’azione di responsabilità Mion conferma che l’istituto sta lavorando attivamente e «a breve avremo un incontro con tutti gli avvocati».

«Le istituzioni vanno sempre rispettate – aggiunge il presidente, riferendosi alla vigilanza – ma può darsi che in passato ci sia stata superficialità». Mion è poi intervenuto anche in merito alla posizione di Marino Breganze, attualmente presidente di Banca Nuova: «il professor Breganze ha già messo a disposizione la sua carica. Adesso dobbiamo capire cosa fare. Ci sono manifestazioni di interesse per Banca Nuova, nelle more del Piano (che dovrebbe essere pronto a settimane, ndr) dobbiamo capire se tenerla o valorizzarla in altro modo».

«Oggi c’è interesse anche per Nem Sgr – ha poi concluso Mion – i nostri progetti di vendita saranno trasparenti e seguiranno un processo competitivo con la massima garanzia: quella di realizzare il massimo prezzo possibile».