Rossi compie 60 anni: «noi adulti già da giovani, oggi diverso»

Comincia tutto nel 1976 a Vicenza: « arrivo che ho 20 anni e trovo Gibi Fabbri, un uomo a cui devo quasi tutto come giocatore e come uomo. Dopo due allenamenti mi dice: tu giochi centravanti, ne hai le qualità». Paolo Rossi ha compiuto sessant’anni due giorni fa e in un’intervista al Corriere del Veneto ha ripercorso la sua vita e la sua carriera di calciatore, senza trascurare l’attualità (non è sorpreso di vedere il Cittadella dominare la serie B, «hanno bravi dirigenti, molto competenti e una società seria alle spalle»).

Ricorda gli anni bui dello scandalo scommesse, che per lui fu «un incubo», perchè anche se le accuse furono ritrattate «la squalifica rimase». «La cosa peggiore? I sospetti, lo sguardo della gente», commenta Rossi, prima di passare a raccontare i Mondiali di Spagna 1982: «il riscatto, l’orgoglio, la squadra. E poi il presidente Pertini, la partita a carte in aereo… Niente retorica ma, forse, fu un momento di unità collettiva del Paese, dopo anni difficili, gli anni di piombo. La gente si riversò in strada, fu naturale fare festa in piazza. C’era bisogno di ottimismo, contribuimmo anche noi per la nostra parte».

Un’altra generazione: «noi eravamo giovani ma già adulti. Eravamo venuti su giocando a calcio nelle strade, tutto quello che abbiamo ottenuto ce lo siamo sudato, fino alla fine». Non come adesso, che «i calciatori sono divi a vent’anni, guadagnano milioni di euro… E tutto questo non aiuta a crescere e a maturare».

(Ph. da giornalettismo.it)