«Bulgarini, fatti un giro per Vicenza come un cittadino normale»

L’intervento della professoressa Leder sulla questione Unesco dopo l’intervista al vicesindaco di Vicenza

Se non fosse che fa il vicesindaco del Comune di Vicenza, l’assessore alla crescita e, di corredo, anche alla cultura, noi tutti, affezionati lettori di Vvox.it, imbattendoci nell’intervista pubblicata la settimana scorsa ci limiteremmo a rispondere con un po’ di stizza allo sguardo di beata sufficienza che il nobile tenutario esibisce, pipa da lettura tra le labbra, sprofondato tra i cuscini del divano della sua dimora di campagna. Ma dal momento che, come tutti sappiamo, il nobile tenutario di mestiere fa il vicesindaco, l’assessore alla crescita e, di corredo, anche alla cultura, noi, cittadini di Vicenza, qualche curiosità su ciò che ha da dirci questo signore ce l’abbiamo e proprio grazie a Vvox.it cerchiamo di soddisfarla.

La lettura dell’ampia intervista si presenta più rapida di quanto uno possa immaginare. Le cose che dice il nobiluomo prestato alla politica vicentina sono piuttosto semplici: non lasciano trasparire alcuna ricerca di profondità di pensiero, non trasmettono riflessioni colte, né esprimono empatia nei confronti della comunità che ha l’onore e il privilegio di rappresentare. Dietro quell’immagine di impeccabile interprete delle cosiddette “tendenze uomo – estate 2016” fa capolino una vistosa indifferenza verso tutto ciò che lo circonda e che è estraneo alle sue scelte di convenienza o di piacere. Vicenza, seguendo le sue parole, sembra essere appiccicata sullo sfondo. Per il nostro amministratore comunale (ma non è l’unico) la città è uno strumento, non certo un nobile fine. Un ottimo palcoscenico per aumentare il proprio valore aggiunto, la propria visibilità da spendere, io credo, non in politica, incollato a una rognosissima poltrona di sindaco, ma al di fuori dell’arena, in un contesto che gli permetta di valorizzare l’esperienza maturata in questi anni e che, all’occorrenza, saprà sfruttare («Potrei anche fare altro, dentro o fuori o collateralmente all’amministrazione. Chi vivrà vedrà»).

Dunque perché prendersi la briga di commentare il Bulgarini-pensiero? Perché dargli tale soddisfazione? Ho riflettuto sull’ipotetica domanda e dico questo: perché credo che sia giusto opporsi a tutte le espressioni di cinismo e alla subcultura politica che le giustifica e le sostiene. Un passaggio importante dell’intervista riguarda l’Unesco e la possibilità che il sito (Vicenza e le ville del Palladio nel Veneto) possa essere inserito nella lista del cosiddetto “patrimonio in pericolo” (anticamera di una possibile esclusione) a causa di scelte urbanistiche a dir poco scellerate messe in campo dalle amministrazioni che si sono susseguite negli ultimi vent’anni, e da queste mai rinnegate. Non si tratta del giudizio di qualche menagramo locale, come lascia intendere Bulgarini, ma del parere espresso da Icomos (braccio tecnico dell’Unesco) in una relazione presentata al Comune lo scorso 2 febbraio e resa nota alla città – dallo stesso Bulgarini – solo a giugno inoltrato. Un documento nel quale non si contesta solo il danno causato, ma si stigmatizza, senza mezze parole, anche il generale comportamento del Comune, e del Ministero dei Beni Culturali, responsabili della tutela del bene. Si rimprovera loro di aver violato gli accordi sottoscritti all’atto del riconoscimento, non informando l’UNESCO delle pesanti trasformazioni che il territorio vicentino stava subendo (paragrafo 172 della Linee Guida per l’applicazione della Convenzione internazionale) a causa innanzitutto della costruzione della base militare Dal Molin-Del Din, del complesso di Borgo Berga e, più di recente, degli sviluppi del progetto per la costruzione della linea di Alta Velocità.

Bulgarini afferma che chi si è (responsabilmente, ndr) adoperato per segnalare gli scempi, oggi gioisce dell’azione ispettiva dell’Unesco e tifa per l’esclusione di Vicenza (e, a cascata, del resto dei beni iscritti nel sito) dalla lista del patrimonio dell’Umanità. Un’affermazione falsa, intellettualmente e umanamente rozza, espressa da chi non potendo negare l’evidenza («il Dal Molin e Borgo Berga ce li abbiamo già, cosa ci guadagneremo a perdere pure l’UNESCO» sono le sue parole) vuol far credere ai cittadini (quelli poco informati) che il riconoscimento Unesco rappresenti un regalo senza pegno, un marchio commerciale come quello al quale il nostro vicesindaco vuole si giunga per proteggere – non si capisce concretamente come – Vicenza non dagli atti di vandalismo in forma di grandi e piccoli scempi urbanistici, ma dalle scaltre operazioni commerciali di qualche ditta di abbigliamento straniero (di cui il nostro assessore è, mi pare di capire, esperto forse in virtù del suo passato da imprenditore del settore pubblicitario) e dai supposti danni che da queste possono derivare. Personalmente non so e mi sembra una pagliuzza rispetto a tutto il resto. Ma avrà modo di spiegarci.

In attesa che ciò avvenga, invito l’assessore a smettere i panni del tenutario distaccato e a farsi un giro per la città a piedi, in bicicletta come un cittadino normale, per guardarsi un po’ attorno. Non una tantum al seguito di fotografo e i giornalisti di fiducia. Lo invito a fermarsi a riflettere al cospetto delle mostruosità che sono state costruite, anche se non direttamente per colpa sua, che sono la cifra dell’imbarbarimento culturale e civile che pervade la storia urbana vicentina di questi ultimi decenni. A prendersi cura della nostra biblioteca civica che cade letteralmente a pezzi. A farsi carico dei nostri monumenti verdi, in primis il Parco Querini, ridotto a un’aia a chilometro zero. A portare l’arte, la musica, la lettura, il teatro nei quartieri dove vivono tante persone, ragazzi soprattutto, ai quali, credo, egli debba – proprio in quanto assessore alla cultura – grande rispetto e attenzione, non foss’altro per quello stipendio che i genitori di questi ragazzi – cittadini di Vicenza – contribuiscono a pagargli, per le tante opportunità (e qualche privilegio) che l’essere vicesindaco e assessore di questa città gli offrono. Opportunità che non mancherà di far fruttare e delle quali potrà godere quando anche questa parentesi di amministratore locale sarà definitivamente chiusa.

Francesca Leder

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