“Buona Scuola”? Prof beffati e disabili lasciati soli

Nonostante in Veneto ci siano almeno un migliaio di cattedre libere quest’anno verranno messe a ruolo zero docenti

Succede in Italia, succede in Veneto. E’ da poco finito il concorsone della scuola. Io ho partecipato al concorso nella nostra regione per il sostegno nelle scuole secondarie di secondo grado, che ho fortunatamente vinto assieme ad altri 42 colleghi. Come si diventa insegnanti di sostegno? Di certo non si può dire vox populi, vox dei, perché la communis opinio non ha una grossa considerazione per chi ha deciso di dedicare la sua vita per favorire l’inclusione. Ebbene, sono tre anni di laurea, due anni di specialistica, poi devi studiare per superare un test molto selettivo che ti consente di seguire un anno di corso per abilitarti nella tua disciplina, poi devi studiare per superare un test altrettanto selettivo che ti consente di frequentare un altro anno per specializzarti nel sostegno. Sono almeno 7 anni di Università, più almeno un anno di studio per vincere le selezioni.

Finalmente poi esce il concorso e ti metti a studiare notte e giorno, non ci sono più sabati, né domeniche e la famiglia deve fare a meno di te. Poi grazie al cielo vinci e davanti al tabellone dei risultati scoppi a piangere: finalmente il precariato è finito, finalmente sei sicuro di poter continuare a lavorare dove hai sempre voluto, di poter dedicare tutta la tua vita all’insegnamento. Noi vincitori, visto il grande bisogno di insegnanti specializzati pensiamo che l’immissione in ruolo sia imminente. Lo Stato però ancora una volta non mantiene le promesse tanto sbandierate nella propaganda della “Buona Scuola”.

Sebbene nella secondaria di secondo grado in Veneto ci siano almeno un migliaio di cattedre libere, quest’anno nella nostra Regione verranno messe in ruolo ZERO persone. Io e i miei colleghi vincitori di concorso siamo rimasti basiti, non riusciamo a vincere la rabbia perché questa è l’ennesima beffa. Nessuno ancora ci crede perché la situazione è davvero paradossale: ci sono moltissime cattedre, gli specializzati sono pochi e noi abbiamo vinto un concorso.

Non creare stabilità nella scuola è incivile. Non creare stabilità per chi lavora con i ragazzi con bisogni educativi speciali è vile. Infatti quasi sempre capita che le scuole, che si trovano scoperte in molte discipline e sono in difficoltà, ti chiamino con settimane di ritardo rispetto all’inizio dell’anno scolastico. In questi giorni molti studenti con disabilità si trovano senza insegnante di sostegno e, di conseguenza, può accadere che lo stesso diritto all’istruzione venga ignobilmente negato. Ci vogliono mesi poi per instaurare un rapporto e creare un’affinità. A giugno poi il contratto scade e spesso l’anno dopo ti ritrovi a lavorare in un’altra scuola. Il tuo progetto educativo si interrompe, la continuità didattica diventa una chimera. Con chi poi ha qualche difficoltà in più è veramente il minimo che un paese serio dovrebbe garantire.

Nonostante il governo avesse detto di voler superare la supplentite, le nostre scuole cominciano l’anno scolastico con un’instabilità inaccettabile, dovuta all’elevato numero di docenti precari. Malcolm X diceva: «la scuola è il nostro passaporto per il futuro, poiché il domani appartiene a coloro che oggi si preparano ad affrontarlo». Uno Stato che non investe sulla scuola ha deciso di non investire sul futuro. Uno Stato che non presta una dovuta attenzione agli studenti con disabilità deve invece urgentemente pensare di ricostruire il presente.