«Fusione ex popolari? Nessun vantaggio per il territorio»

L’ultima uscita del presidente BpVi Gianni Mion in merito ad una fusione delle ex popolari venete non solo non raccoglie il sostegno del suo omologo di Veneto Banca, Beniamino Anselmi, ma manda anche su tutte le furie i sindacati. «Anziché coltivare improbabili e illusorie ambizioni aggregative», commenta in una nota ripresa dal Mattino il segretario della First Cisl, Giulio Romani, «il signor Mion si preoccupi di risanare la Banca Popolare di Vicenza, ponendola al servizio del territorio e dell’occupazione».

«Il reiterarsi di queste dichiarazioni», prosegue Romani, «rischia di destabilizzare il rapporto tra le due banche e i loro clienti, in particolare, si corre il rischio di creare scompiglio tra le imprese locali, preoccupate per l’inevitabile sovrapposizione degli affidamenti cui andrebbero incontro. Ci domandiamo a chi giovi tutto questo e soprattutto chi, nel caso, si farà carico dei danni prodotti».

Gli fa eco Giampaolo Zanni, segretario generale Cgil Vicenza: «Da un punto di vista industriale la fusione non svilupperebbe nessuna conseguenza positiva per il nostro territorio, la sovrapposizione delle strutture centrali e delle filiali delle due realtà produrrebbe un numero enorme di esuberi di lavoratrici e lavoratori»

La possibile fusione preoccupa anche il sindacato Fabi. Così il segretario generale Lando Maria Sileoni: «L’iniziativa di una fusione, checché ne dicano i professionisti dei licenziamenti o i tagliatori di teste, porterà ancora più danno al territorio, alle famiglie e alle imprese. La strada da percorrere è quella del risanamento e dev’essere chiaro che contrasteremo con ferocia ogni eventuale licenziamento».

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