Da Totti al Cittadella, bandiere e rivelazioni del calcio

Gli eterni stereotipi del mondo del pallone. Mentre sul no alle Olimpiadi a Roma nessuno parla di sport…

Bandiere. Francesco Totti, capitano della Roma, ha compiuto quarant’anni. Ha ricevuto auguri e celebrazioni come è giusto per un campione quale è. Totti però non è solo un grande calciatore. È anche una bandiera della sua squadra, perché ha giocato sempre e solo nella Roma collezionando più di 600 presenze in giallorosso. Ma la categoria dei calciatori-simbolo è in via di estinzione, Totti è come un panda. Nel calcio di oggi, improntato stagionalmente da due fasi di mercato dilatate oltre ogni senso non solo tecnico ma anche logico, i giocatori cambiano maglia con la stessa frequenza con cui cambiano wag (acronimo di wives and girlfriends, cioè mogli e fidanzate). Ci sono addirittura calciatori famosi anche per il numero di squadre in cui hanno militato, come Mario Balotelli o Zlatan Ibrahimović. I tifosi adorano i giocatori-bandiera, perché incarnano la loro fede nei colori sociali, il senso di appartenenza, il legame con il territorio. Valori in cui credono ormai solo loro, perché il vecchio football è diventato un’altra cosa e cioè spettacolo televisivo, marketing, business. E quindi, per trovare queste bandiere, bisogna ormai guardare indietro, sfogliare gli annali, spolverare i ricordi. Figure come Sandro Mazzola (Inter), Gianni Rivera (Milan), Gigi Riva (Cagliari), legati più o meno a vita alle rispettive squadre, italiani in squadre italiane, oggi non esistono quasi più. Nel moderno calcio globale si è costretti a dimenticare nazionalità e territorio e quindi ad eleggere a simboli giocatori che magari provengono dall’altra parte del mondo. Come il nerazzurro Javier Zanetti, argentino, o il bianconero Pavel Nevděv, ceco, tanto per restare a due fra i club più popolari in Italia. E non va meglio nelle società di provincia, perché anche lì i trasferimenti impazzano. Nel Veneto, se vogliamo guardarci in casa, ci sono bandiere come Giulio Savoini per il Vicenza e Emiliano Mascetti per il Verona, ma anche in questo caso si parla di calcio d’antan. La conseguenza della sparizione di questi giocatori di lungo corso è che i tifosi hanno dovuto accorciare vistosamente i tempi necessari per farli diventare bandiere. Bastano un paio di campionati, magari la fascia di capitano, qualche dichiarazione d’amore dettata dal procuratore o dall’addetto stampa, e si è già entrati nel cuore dei supporter e nell’Olimpo dei fedelissimi. Poi, però, quando meno te l’aspetti, si cambia squadra e il ruolo di bandiera resta vacante.

Rivelazioni. Un’altra delle figure retoriche che il calcio adora è quello della squadra-rivelazione. Che sarebbe quella che non ti aspetti fra le prime in classifica, perché ad inizio stagione gli esperti non la avevano pronosticata fra le favorite. Il fenomeno è particolarmente diffuso in Serie B, visto che nel campionato maggiore il lotto delle grandi è ormai sclerotizzato ed inserirsi risulta quasi impossibile. Ci sono riuscite in passato due squadre venete, il Lanerossi di Gian Battista Fabbri e l’Hellas di Osvaldo Bagnoli, rispettivamente vicecampione d’Italia nel 1978 e unico club della regione a vincere uno scudetto nel 1985. Fra i Cadetti le cose vanno in modo diverso. Non sempre le neo-retrocesse, pur dotate dell’indecoroso “paracadute” che le dota di risorse su cui nessun’altro può contare in categoria, riescono a primeggiare e così trovano spazio ai piani nobili, e spesso si aggiudicano la promozione, squadre su cui nessuno avrebbe scommesso. Che, dopo un campionato in serie A, tornano puntualmente nei ranghi della B. Nella stagione appena iniziata, il “campionato degli italiani” (come un po’ enfaticamente si è autodefinita la Serie B) ha visto partire alla grande proprio una veneta, il neo-promosso Cittadella, che, nelle prime cinque giornate, ha centrato altrettanti successi insediandosi a pieno titolo in testa alla classifica e riservandosi più che meritoriamente la parte della “rivelazione”. Forse un po’ prematuramente però, visto che al 6° turno ha subìto un inatteso 0-3 casalingo da un Brescia che non rientrava fra i top team del girone.

Olimpiadi. La rinuncia del Comune di Roma alla candidatura per la edizione 2014 dei Giochi ha innescato una polemica indecorosa e pretestuosa fra le parti della vicenda. Che si sono schierate, in ultima analisi, pro o contro il Governo Renzi (fautore della candidatura della Capitale). Ci fosse stato qualcuno che, in proposito, avesse parlato di sport… Niente invece, tutti a scannarsi sui soldi, sulle costruzioni, sulle infrastrutture. Di approfittare dei Giochi romani per rivitalizzare lo sport italiano non ci si è proprio occupati.

(Ph. da canchachica.com)