Anti-berlusconiano sempre (per motivi antropologici)

Berlusconi non é mai stato il Male. Ma ha fatto del male all’Italia, rendendola peggiore di quel che era

L’amico Giuliano Guzzo, da buon cattolico, lo ammette nel suo personale Paradiso per quel fioretto che fece sulla Englaro. Non mi ci provo neanche a questionare se Silvio Berlusconi sia o non sia un devoto peccatore cristiano: non mi interessa. Ma sull’uomo che ormai è giunto alla soglia degli 80 e che ha rappresentato la metà d’Italia condizionando l’immaginario dell’altra metà, un bilancio laico è opportuno farlo. Perché dà conto di quel che siamo stati noi Italiani negli ultimi vent’anni e passa.

Narciso patologico, di un egocentrismo cosmico, posseduto dal demone del “fare per fare”, con la mitologia un po’ delirante del vincente, Berlusconi ha dato ampia dimostrazione di non saper vedere che se stesso all’orizzonte, e anche davanti al proprio naso. Incapace di capire che esistono anche gli altri, mentitore spudorato (sia pur con un’innocenza quasi infantile: «é sincero solo quando mente», ha detto Vittorio Feltri a Stefano Lorenzetto), ma soprattutto intimamente convinto che il suo interesse debba essere difeso a tutti i costi, anche usando le leve del potere a suo uso e consumo. Di qui la sequela di leggi “ad personam” e “ad personas”, la ridicola legge sul conflitto d’interessi (anziché risolverlo drasticamente all’americana, lui tanto ammiratore degli Usa), l’ancora più ridicola legge Gasparri sulle televisioni, le Cirami, le Cirielli, la norma suicida (per l’Italia) sulle rogatorie, i Lodi Maccanico, i Lodi Schifani, i Lodi Alfano (sì, proprio quello che si sedeva alla sua destra al governo, e oggi siede alla destra di Renzi: vero, compagni del Pd?), il “processo breve” cioè impossibile, il “legittimo impedimento”, e la sistematica delegittimazione dell’istituzione Magistratura (che per altro, come ogni altra istituzione italiana, ci pensa già da sola a delegittimarsi, quando come tutti sbaglia).

Il berlusconismo è stato un’etica, anzi meglio un’estetica del successo materiale e di carriera, del dongiovannismo (che, come sanno gli psicologi, é il rovescio della solitudine più nascosta), del far soldi misurando sul metro superficiale della vita smeralda, briatoresca, del vivere alla grande (?), dell’essere fighi e del fare i fighi (ma dove?), dell’esibizionismo di chi la spara grossa, di chi caccia balle, di chi si vanta e millanta. L’anti-berlusconismo aveva un senso, almeno per chi scrive, antropologico. Non moralistico (ognuno a casa propria e nel proprio letto fa quel che gli pare, salvo commettere reati, e la ricchezza non è un disvalore, purché non assurga a valore dominante dell’esistenza) nè, alla Travaglio, strettamente giudiziario: perché se è vero che offende la dignità di ogni cittadino che qualcuno pretenda di non sottomettersi alle leggi che io, invece, come tutti devo rispettare, e se è vero pure che la sua attenzione senile a donne più o meno interessate alla sua grana, anziché a lui, é stata segno di una tardiva angoscia da prestazione, é quel che ha impersonificato Berlusconi, ciò che impedisce di rivalutarlo.

E cioé l’Italiano dell’eterno particulare, che non prende mai niente sul serio a parte il proprio tornaconto, che la butta in commedia anche quando è tragedia, che volendo far ridere non fa affatto ridere, e che, sommando al vizio l’orrore, ci ha messo sopra il carico da novanta dell’imitazione della way of life americana, colonizzando il senso comune per via catodica, artefice principale (benché non unico, va da sé) dell’omologazione pop alla vita da ubbidienti consumatori passivi. Io, al Berlusca, non perdono Dallas e la diabolica abilità di Publitalia, non i suoi trastulli privati o le improbabili uscite in bandana.

Per riassumere: non sono i processi né i festini a renderlo odioso (e anche francamente noioso, con quel suo inguardabile perenne sorriso di plastica, oggi reso più umano dalle rughe), ma l’aver voluto fare dell’Italia un festino di mediocri e un processo a chi “odia” (i comunisti!), ammantando il proprio, di odio, da crociata di salvezza. Buon compleanno, Berlusconi. Ma ora goditi la vecchiaia. E levati di torno, una buona volta.

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