Africa, la guerra del clima

Come il cambiamento climatico sta influenzando l’economia e la stabilità politica. Con conseguenze che arrivano fino a noi

Addis Abeba, Etiopia. In un ufficio locale che respira un odore misto di Africa ed Europa, quotidiani sparsi tra mobili bassi e sedie attendono le mani attente di qualche ospite in cerca di un passatempo. Il Daily Monitor è distribuito gratuitamente, l’inglese della scrittura si intreccia alla traduzione di vocaboli amarici, lingua nazionale. Un titolo da prima pagina. Un titolo in prima pagina: “il cambiamento climatico sta aumentando il rischio di guerre in Africa“. Diretto, un eufemismo.

Qualche premessa. La crisi di siccità causata da El Niño combinata a considerevoli alluvioni, epidemie e alla compromissione dei servizi pubblici di base ha un effetto negativo sulla vita e i beni di 9,7 milioni di etiopi. El Niño è un fenomeno climatico ricorrente associato alle fluttuazioni della pressione atmosferica e ai livelli di temperatura superficiale dell’Oceano Pacifico subtropicale con conseguenze sul clima a livello globale. L’impatto economico sull’Africa è sempre più evidente, soprattutto in termini di sicurezza alimentare e produzione agricola. Non mancano severe ripercussioni sugli allevamenti, nutrizione, salute, accesso all’acqua e ai beni di consumo.

Se da una parte il ministro Ahmed sdrammatizza affermando che le conseguenze sull’economia locale dovute alla siccità da El Niño sono minime nelle regioni produttrici di grano, l’Africa Economic Outlook 2016 sottolinea invece alcuni aspetti importanti. Il primo è che la produzione agricola etiope resta fortemente legata alle fluttuazioni meteorologiche e alle calamità ambientali. In secondo luogo, l’indebolimento dell’economia e l’abbassamento del costo dei beni come caffè, oro e legumi rischia di influenzare negativamente l’attività di export. E, laddove un report del Programma di Sviluppo delle Nazioni Unite evidenzia una crescita dell’economia etiope sopra la media africana (il governo spera di attestarla all’8,5%), la Banca Mondiale di recente ha proiettato una crescita di poco superiore al 6%.

Dove l’economia vacilla, dove le risorse si fanno più scarse a causa dell’influenza delle variazioni climatiche in un continente che ha contribuito in minima parte all’emissione di anidride carbonica nell’atmosfera (solo il 2,5% tra il 1980 e il 2005), e dove il paradosso si ripete – perché è invece proprio l’Africa a pagare le maggiori conseguenze – il conflitto armato si fa sfondo e primo piano di quella che ad oggi si può definire una vera e propria crisi ambientale. Il Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki-Moon in passato ha descritto la guerra in Darfur, Sudan come uno dei primi conflitti mondiali collegati al cambiamento climatico, dovuto in parte alla scarsità delle risorse di acqua e alle lotte da questa determinate.

Oggi, i ricercatori sostengono come il “fenomeno clima” possa aumentare il rischio di scontri nel continente africano. In uno studio pubblicato su Science la scorsa settimana, Tamma Carleton e Solomon Hsiang, due ricercatori dell’Università di Berkley, affermano che l’aumento delle temperature nell’Africa sub-Sahariana dal 1980 ha incrementato il rischio di guerre dell’11%. «Nonostante il cambiamento climatico non sia chiaramente l’unico fattore che influenza le variabili economiche e sociali, nuove misure qualitative rivelano come questo sia comunque un determinante maggiore, spesso addirittura il primo in ordine di importanza», scrivono. Nel loro studio hanno revisionato più di 100 articoli scientifici sul tema. Qualora i trend in aumento delle temperature restino invariati nel prossimo futuro, si stima un aumento del 54% nel rischio di conflitti armati e 393.000 morti aggiuntivi. Il tutto, entro il 2030.

Tags: , ,

Leggi anche questo