Valdastico Nord, storica apertura dei No. A certe condizioni

La rete dei comitati disponibile a ragionare su ipotesi alternative. E intanto il Consorzio Sis della Pedemontana é nei guai…

L’indiscrezione è arrivata fresca fresca da Roma. E parla di un briefing riservatissimo al Ministero delle Infrastrutture al quale avrebbero partecipato ieri anche i rappresentanti di Abertis, il gruppo iberico da poco nuovo proprietario dell’autostrada Brescia-Padova, durante il quale si sarebbe parlato della concessione autostradale della A4. Gli spagnoli ritengono di non doverne sostenere una messa a gara, ma da Roma le certezze non sono le stesse. Perché a chiederlo potrebbe essere l’Unione Europea.

Coincidenza delle coincidenze, è proprio di questo scenario che si è parlato giovedì sera, 20 ottobre, a Chiuppano nel Vicentino presso Casa Colére, dove la rete dei comitati, con l’aiuto del coordinamento “#Vicenzasisolleva” che si batte contro l’autostrada che dovrebbe connettere Piovene Rocchette al Trentino, pur con tra tanti distinguo e pur con molti paletti, ha messo sul tavolo per la prima volta una apertura ad un collegamento, non più autostradale ma di viabilità ordinaria, sia pur sempre con l’obiettivo di superare la Valdastico Nord. «Anche se di concreto ad oggi non se ne sa nulla» sottolinea l’architetto Renzo Priante, uno dei più attenti osservatori della storia della PiRuBi nord, il progetto ha già patito una profonda revisione da parte del governo. «La questione di fondo – prosegue Priante (in foto) – è semplice. Carte e studi alla mano, si può accettare di vagliare un progetto che tramite viabilità ordinaria e su un percorso compatibile sul piano geoidraulico, colleghi il Nord della provincia berica al Trentino con l’accortezza di affiancare a questo percorso una pista ciclabile che costituirebbe un fattore importantissimo, anche sul piano di uno stimolo all’economia della zona nel senso della compatibilità ambietale».

Lo stesso Priante ha spiegato durante la serata che a suo giudizio Abertis «è più interessata a gestire la Brescia-Padova, che a sua volta è proprietaria anche della Valdastico, che a costruire nuove arterie, proprio perché Abertis è un gestore puro» e «proprio per questo motivo non avrebbe intenzione di realizzare un costosissimo e anti-economico completamento autostradale fino a Trento, osteggiato peraltro dalla stessa provincia autonoma trentina». Il che, secondo l’architetto tra l’altro, costituirebbe un vero e proprio smacco verso gli autori del progetto: Technital spa (facente capo al gruppo veronese Mazzi, uno dei più attivi sul fronte del Mose), 3TI Italia (nota per la vicinanza all’ex ministro dell’ambiente Altero Matteoli e all’imprenditore capitolino Erasmo Cinque e oggi in piena corsa per la progettazione del porto off-shore di Venezia), Hydrostudio Consulting (riferibile al gruppo Mantovani-Chiarotto, altro nome altisonante della galassia Mose), Sis srl (pianeta del firmamento Italconsult riferibile al progettista siciliano Nino Bevilacqua), Rocksoil spa (riferibile alla famiglia dell’ex ministro berlusconiano ai trasporti Pietro Lunardi), alla onnipresente Prometeo engineering srl, sino alla più discreta ma piazzatissima Sintel riferibile a Giandomenico Monorchio, figlio di Andrea Monorchio, ex ragioniere generale dello Stato (ed ex vicepresidente della Banca Popolare di Vicenza). Una situazione ingarbugliata rispetto alla quale, per fare chiarezza, sarebbe bene «mettere a gara l’intera concessione autostradale della A4, perché questo dice la legge e perché le proroghe concesse sino ad oggi non sono per nulla ben comprensibili», puntualizza il professionista.

Giovedì tra i relatori c’era anche Lanfranco Tarabini, volto storico della rete dei comitati dell’Alto Vicentino, che ha messo in guardia i presenti spiegando che Abertis, messa alle strette sulla questione cruciale del rinnovo della concessione, potrebbe far valere alcune clausole contrattuali eventualmente stipulate che le garantirebbero il rinnovo automatico «a fronte di un inizio dei lavori della A31 sud almeno fino al confine Trentino con le stesse modalità dirompenti, ovvero un po’ a macchia di leopardo con cui il Consorzio Sis spa sta portando avanti lo scempio della Pedemonatana Veneta». Ed è proprio su quest’ultimo consorzio che tra l’altro si stanno addensando nubi nerissime. Oltre allo spettro di di non avere i quattrini per proseguire i lavori della Pedemontana è di queste ore infatti la notizia che il passante della Metropolitana di Palermo, un’opera da 700 milioni di euro affidata appunto al Consorzio Sis, è a rischio chiusura a causa del collasso economico che si sarebbe abbattuto sull’impresa.

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