Migranti e sesso, il tabù (e il “pericolo Colonia” da sfatare)

In maggioranza maschi e giovani, l’astinenza forzata non dà problemi. Lo dicono i numeri (e la psicologia)

La crisi dei migranti non conosce fine: ogni giorno centinaia di richiedenti asilo provenienti dall’Africa e dal Medio Oriente sbarcano sulle coste italiane, un dramma umano dalle molte sfaccettature. Una di queste rimane sullo sfondo, quasi fosse un tabù: la sfera sessuale. I profughi che arrivano in Italia sono in maggioranza giovani uomini, nel pieno del loro vigore, ammassati nelle strutture d’accoglienza, in promiscuità. “Si trovano in una situazione particolarmente stressante perché da un lato vivono in città bombardate da messaggi e richiami sessuali e dall’altra sono a priori esclusi dal gioco. Non hanno soldi per vestirsi bene né per invitare una ragazza a bere una birra o per andare al cinema”, si legge nel libro di Marina Valcarenghi, psicoterapeuta e presidente dell’Associazione Viola per la psicoterapia della violenza, intitolato “«Ho paura di me». Il comportamento sessuale violento” (2007). La pulsione sessuale rischia di diventare ossessiva e può accadere che “l’inibizione ceda sotto l’urto del desiderio compresso dall’astinenza […] pur avendo coscienza della gravità del comportamento”. Rispetto a un decennio fa, il fenomeno migratorio ha visto una crescita esponenziale ed è ancora fresco il ricordo dei fatti accaduti a Colonia lo scorso Capodanno, quando alcune decine di immigrati hanno aggredito e molestato giovani ragazze che si trovavano in piazza a festeggiare.

Da allora, più paesi anglosassoni che in Italia, i migranti vengono non di rado associati alle violenze sessuali con l’utilizzo un po’ brutale del termine “rapefugees”, come se fossero tutti potenziali stupratori. Una maggiore presenza di profughi implica davvero un più alto rischio di casi di violenza? «Rispondere sì sembra facile e comodo», commenta il dottor Adriano Legacci, psicologo e psicoterapeuta di Padova. «È vero che esiste una correlazione statistica tra aumento dell’immigrazione e aumento dei reati. Questo accade anche perché le attuali politiche di integrazione non forniscono risposte adeguate alla complessità del fenomeno».

In effetti, per molti cittadini la presenza di immigrati rappresenta una fonte di insicurezza, eppure il capo delle forze di Polizia Franco Gabrielli ha recentemente dichiarato che «non c’è stato alcun incremento di reati rispetto all’aumento della presenza di immigrati», pur ammettendo che «è inevitabile che, soprattutto nel contesto socio-economico attuale, gli extracomunitari rappresentino un problema. Di qui l’esigenza di pensare a come impiegarli e a favorire l’integrazione sociale». Una posizione condivisa anche dal dottor Legacci: «la ghettizzazione degli immigrati nelle aree povere delle banlieues metropolitane non è la risposta al problema. È un grande tema politico che riguarda l’intera Europa. Che passa attraverso la garanzia di condizioni umane di accoglienza e un processo di integrazione ed educazione permanente».

Resta il fatto che i numeri parlano chiaro: a fronte di una presenza sempre maggiore di questi giovani maschi in astinenza forzata, i reati sessuali non sono aumentati. Questo perché «ogni essere umano che abbia avuto un’esperienza “sufficientemente buona” con i genitori e con il contesto culturale di appartenenza sviluppa un “Super Io”, una struttura psichica adibita al controllo delle pulsioni più arcaiche che si forma interiorizzando codici di comportamento, divieti, schemi di valore (bene/male, giusto/sbagliato). I ragazzi che arrivano da culture diverse e che non sono affetti da patologie psichiche o caratteriali hanno una adeguata capacità di esercitare un controllo morale sulle loro scelte e le loro azioni».

Il rischio di un’altra Colonia è sempre dietro l’angolo, ma «non è però strettamente connesso alla presenza di “migranti” o di “profughi”. Nel caso specifico – precisa Legacci -, a Colonia sono state presentate più di 400 denunce per aggressioni a sfondo sessuale o di furto (il 60% delle aggressioni), ed è stato commesso uno stupro. Può però essere utile ricordare che alla festa di Bayonne in Francia del 2015 sono stati denunciati 3 stupri; alla festa di Pamplona del 2015 sono state presentate 1.656 denunce (2047 nel 2014), quattro delle quali riguardavano aggressioni sessuali. Alla festa della birra di Monaco vengono presentate in media due denunce ogni anno».

È l’evidenza di come il problema tenda a manifestarsi quando masse di persone affollano le strade. «La folla è un elemento molto diverso dalla somma degli individui che la compongono. L’individuo immerso nella folla perde le caratteristiche personali, regredisce. La capacità di controllo e le inibizioni risultano indebolite. Il senso di responsabilità scompare». L’individuo in massa acquista, in forza del numero, un sentimento di potenza invincibile. «Ciò gli permette di cedere ad istinti che, se fosse rimasto solo, avrebbe necessariamente tenuto a freno. Non è la coscienza ad orientare i comportamenti della folla: i moti pulsionali inconsci più arcaici prendono il sopravvento».