Trump trionfa? Anche la pancia ha i suoi diritti

Ieri Farage, oggi The Donald, domani la Le Pen: spiacenti, ma la freddezza tecnocratica non scalda

Augh dal vostro capo tribù!

Senza la paura non si vive. Senza la paura della fame, della sete, non si vive. Senza la paura della famiglia, della scuola, non si vive. Senza la paura di Dio e della sua barba bianca, non si vive. Un società senza paura è come una casa senza fondamenta. (Cit. Antonio Albanese ne “Il ministro della Paura”). La politica definisce il fine istituzionale del sistema. Da questo assunto dovrebbe sempre partire l’azione politica. Questo lo sanno, chi più chi meno consciamente, tutti. Ma i primi a saperlo dovrebbero essere i politici. Specie se sono in campagna elettorale.

Dovrebbero dare un’idea di come vorrebbero il proprio paese, il mondo. Come è accaduto con il referendum sulla Brexit, anche le elezioni americane hanno dato lo stesso risultato. L’imprevedibile è accaduto. Imprevedibile perché l’informazione, la circolazione delle idee, i sondaggi, non hanno rilevato il malcontento profondo che occupa gli animi di molti occidentali. Gli effetti della globalizzazione non governata che suscita paura e paure. La mancanza di un’idea, di una soluzione, di una speranza per la soluzione di questa complessa problematica, spingono la popolazione a scegliere la via più semplice. La via che pancia comanda. Dimentichi tutti che nella pancia esiste il nostro baricentro, i nostri organi vitali, la nostra stessa sopravvivenza. La via dei nazionalismi che tanto danno hanno portato nello scorso millennio, ma che nell’affermarsi hanno consolato la pancia.

Tutti a pensare al cuore, all’anima, al cervello e tutti si dimenticano che è dalla pancia che parte la nostra stessa esistenza. E se la pancia ci dice che votare in un modo piuttosto che in un altro può farle o meno bene, state sicuri che anche il resto del corpo si adatta. Il cervello che, attraverso il sistema nervoso, spinge la mano a mettere una croce su un nome o su un altro (sia esso nome proprio di persona o simbolo o si o no). Ma la pancia come viene rassicurata? Promettendo il cibo, l’igiene, il lavorare e riposare. Questo la pancia richiede e vota chi lo promette in modo più convincente. Su questo lavorano i cosiddetti “populismi” e Trump ne è stato un grande interprete. Così come Boris Johnson o Farange nel caso della Brexit.

Tra un po’ avremo la stessa riproposizione in Francia, dove Marine Le Pen sta avendo sempre più seguito e così si avrà lo stesso problema in Germania, dove la Merkel ha già avuto le prime avvisaglie nelle ultime elezioni regionali. Gli stessi “populismi” sono già al governo in molti stati europei, soprattutto all’Est (Ungheria, Polonia etc). E la loro avanzata sembra inesorabile ed ora ben giustificata da Trump. D’altra parte, i Clinton, i Cameron, gli Junker, la Merkel, gli Hollande, rappresentano la tecnocrazia. Fredda, scientifica, cinica. Magari preparata, anzi sicuramente preparata (Obama: «Hillary è il miglior candidato possibile, preparata come nessuno») ma proprio perché preparata, parte integrante di un sistema che non soddisfa. Nessun volo, nessuno slancio. Solo freddo pragmatismo. Ma il freddo non scalda. E la pancia, prima di ogni altra parte del corpo, ne soffre.

Augh!