Vittoria Trump, mea culpa Nyt: «perso contatto con realtà»

I più grandi sconfitti (dopo la Clinton) delle elezioni Usa appena concluse sono stati i media e i giornali. Troppo convinti della vittoria di Hillary, poco imparziali nei confronti di Trump (Donald non ha ricevuto endorsement da nessun giornale, quasi un record). Ed ora è proprio il New York Times a fare mea culpa: «I media – scrive il giornalista Jim Rutenberg – non si sono accorti di quello che accadeva intorno a loro». Tutta la tecnologia e i mezzi più sofisticati non hanno salvato il giornalismo americano da ciò che stava accadendo nel Paese.

Molto più che un fallimento, «si è trattato dell’incapacità di percepire la ribollente rabbia di una parte così vasta dell’elettorato americano, che si sente abbandonato all’interno di una ripresa economica che non coinvolge tutti e tradito da una serie di accordi commerciali che considera una minaccia al proprio posto di lavoro voluta dall’establishment di Washington, da Wall Street e dagli organi di informazione». Il New York Times spiega di aver sempre descritto i sostenitori di Trump come persone che non avevano il contatto con la realtà senza rendersi conto che «era esattamente il contrario».

Ancora martedì sera il Nyt dava le probabilità di vittoria della Clinton all’84%. Poi tutto precipita finchè è lo stesso anchorman John King della Cnn ad ammettere «noi non stavamo avendo una conversazione basata sulla realtà». «Se i mezzi di informazione non sono riusciti a rappresentare uno scenario politico basato sulla realtà – sottoliea Rutenberg -, allora vuol dire che non sono riusciti a svolgere la loro funzione fondamentale. E’ vero, sono stati influenzati dai sondaggi, ma il problema più grande è che non siamo riusciti a tenere il passo con l’umore anti-establishment che ha messo sta ribaltando il mondo».

Spesso ci si dimentica che «la politica non è fatta solo di numeri. I dati non possono sempre catturare la condizione umana che è il sangue della politica americana». Quasi incredibile vedere quante volte i media non si sono accorti dei movimenti populisti che hanno scosso la politica nazionale almeno dal 2008. Aveva cercato di dirlo Rod Dreher, scrittore conservatore, che aveva definito la maggior parte dei giornalisti «accecati dal bigottismo contro la religione conservatrice, bigottismo contro la gente di campagna, bigottismo contro gli operai e i poveri bianchi».

«La maggior parte dei cittadini elettori hanno pensato che tutto questo controllo su ciò che faceva e aveva fatto in passato Trump era sbagliato e che le innumerevoli bugie e le inchieste sulle sue trasgressioni aziendali e personali, li disturbava meno dei mali nazionali che Trump stava promettendo di risolvere. Sicuramente qualcosa si è rotto – conclude il New York Times –. Può essere aggiustato, ma cerchiamo di farlo una volta per tutte».

 

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