«Chiesa e Lgbt insieme, perché l’amore gay è cristiano»

Il giovane teologo Migliorini sull’«ipocristia anti-storica» della parte più «istituzionale» del mondo cattolico. Il cambiamento? Dalla «base». E da Bergoglio

Gay e cattolici, due mondi dai rapporti difficili. E chi è sia gay che cattolico? «La dottrina ufficiale sembra spingere a un doloroso aut aut tra due cose positive: o la vita di coppia, o la fede». Eppure trovare una conciliazione razionale tra omosessualità e religione è possibile. «Dipende dal grado di accettazione di sé, dal modello di religiosità che ciascuno fa proprio, e dalla Chiesa incontrata nel prossimo». A spiegarlo è il vicentino Damiano Migliorini, dottorando in Filosofia con specializzazione in Scienze Religiose all’università di Verona. Che tuttavia non vede nero: «fra i cattolici é in atto un percorso di apertura verso i gay».

LE APERTURE DELLA CHIESA
«Con il pontificato di Papa Francesco le persone omosessuali si sentono quantomeno più accolte, hanno una speranza in più. Nella Chiesa si sta facendo qualche timido passo avanti». Effettivamente, dai dati raccolti in alcune parrocchie del Vicentino con la dottoressa Beatrice Brogliato e pubblicati nel libro “L’amore omosessuale. Saggi di psicoanalisi, teologia e pastorale”, emerge che tra i fedeli è ormai diffusa una visione positiva dell’omosessualità, soprattutto tra i giovani: stando ai dati, oltre l’80%. «È una linea di tendenza. La chiesa di base è più aperta rispetto a quella istituzionale e riflette la cultura (anche teologica) recente. Eppure molti teologi morali preferiscono “non vedere”: ma possiamo continuare a dire che il popolo è manipolato, oppure possiamo iniziare a comprenderne la saggezza?»

OMOFOBIA DOTTRINALE
Nel libro Migliorini approfondisce il complesso rapporto tra Chiesa e omosessualità riportando anche le principali tesi degli storici. «La Chiesa primitiva s’è formata in un contesto di crescita dell’intolleranza già avviato nella società romana. Ne è risultato un rafforzamento reciproco tra l’embrionale dottrina ebraico-cristiana procreazionista, i modelli filosofici tardo-antichi e quelli istituzionali. Nei secoli successivi, spesso gli omosessuali hanno trovato nel sacerdozio un rifugio all’intolleranza e alla pressione sociale che vedeva con sospetto i celibi non ordinati». Senza generalizzare, «alcune persone omosessuali all’interno della Chiesa sono le prime a difenderne la dottrina, perché ereditata e funzionale a nascondersi». Di qui la situazione peculiare in cui la Chiesa si trova. «Anche perché chi reprime la propria tendenza non tollera di vedere altri che vivono serenamente e tende a imporre il sacrificio a tutti». Gli atteggiamenti di omofobia dottrinale e pastorale di alcuni sacerdoti, pertanto, «sono dovuti a questo insieme complesso di dinamiche psicologiche e storico-dottrinali, a cui si somma la minaccia di espulsione dalla Chiesa. Un forte deterrente che induce all’omologazione».

NEGAZIONE E ACCETTAZIONE
Emblematico il caso di Monsignor Charamsa messo alla porta dal Vaticano dopo aver fatto coming out: «ha reso palese tutto ciò, pagandone il prezzo con una scelta umanamente dura e tormentata, ma che ora lo vede sereno». Al contrario, però, molti gay cattolici scelgono di rinnegare ufficialmente la loro natura. «In linea teorica sarebbe preferibile “uscire dall’ombra”, per creare una massa critica capace di indurre all’accettazione sociale, ma le situazioni di vita sono le più diverse, e spesso l’ideale va calato in esse con prudenza. Non credo sia un problema se uno decide di non fare della sessualità manifesta il perno della propria relazione con gli altri. È una scelta personale». Altro paio di maniche sono i gay – non solo, beninteso, i preti, ma in generale i repressi e specialmente le “velate”, di cui ad esempio è pieno il mondo della politica e delle classi agiate – che non soltanto non si espongono, ma negano quel che sono o addirittura sono omofobi. “Guai agli ipocriti”, diceva il Vangelo. «Questa sì è un’ipocrisia difficilmente giustificabile. Ci si può spendere per una società più tollerante nei confronti delle minoranze sessuali anche se non si dichiara il proprio orientamento. Anche gli eterosessuali dovrebbero essere attivisti lgbt».

STEREOTIPI E PERDONO
Anche all’interno della galassia arcobaleno, tuttavia, esistono pregiudizi verso la Chiesa e i cattolici in generale. «Alcuni anche comprensibili, in un’ottica di lungo periodo». La Chiesa romana però «non va vista, oggi come un unico blocco, immodificabile e irredimibile». Essa è sia l’istituzione, con la sua storia fatta «di tesori e, purtroppo, di scheletri», sia «il popolo di Dio, l’insieme dei battezzati, con pregi e difetti, dagli ottimi preti di frontiera ai gruppi storici di cristiani lgbt. Inoltre, in questa Chiesa, tanto umana e divina, oggi c’è più libertà di pensiero, e gli atteggiamenti dei fedeli sono i più diversi». Ragionare per stereotipi ereditati e rinfacciarsi le colpe è comunque sterile: «come il Papa ha ricordato di recente incontrando i luterani, è inutile chiudersi nel passato. Non possiamo esserne prigionieri. Nessuno nega lo scontro che, nei secoli, si è verificato tra Chiesa e minoranze sessuali, fatto di errori da entrambi le parti. Ogni pregiudizio ha delle ragioni storiche, che vanno sondate e fatte emergere: la storia può così essere taumaturgica, per capire chi siamo e guardare al futuro, coscienti del passato, ma coscienti anche che il passato è passato». Per riconoscere le colpe passate servono «grande forza psicologica e maturità comunitaria, dono della Grazia. Dobbiamo avere tutti il coraggio del perdono, della tenerezza, dell’incontro. Io credo – lo spero – che la Chiesa e il mondo lgbt siano pronti a camminare insieme».

NODI DA SCIOGLIERE
Uno dei nodi da sciogliere resta come si possa vivere la propria sessualità senza praticarla, essendo peccato per la dottrina cattolica. «Dal punto di vista strettamente teoretico si tratta di comprendere perché vi sia una minoranza con determinate caratteristiche innate, e quale sia il suo posto nel disegno di Dio. A livello ancor più generale si tratta di capire quale siano i fini della sessualità stessa, e quindi i modi umanizzanti in cui essa possa essere agita». In teologia l’operazione è appena iniziata, ma «è questione di tempo, l’evidenza c’è già, e ogni amore ha la sua razionalità». Va poi risolto un sostanziale paradosso dal punto di vista più pastorale: «la continenza è un carisma (scelto) tra i più difficili da realizzare e riservato a pochi, ma nel caso degli omosessuali è imposto a tutti come conseguente alla loro tendenza (non scelta). Questo porta a preferire i rapporti occasionali promiscui – da cui si può essere assolti se confessati nel sacramento -, rispetto a stabili relazioni affettive – per le quali non c’è assoluzione stando alla dottrina corrente». Invece, anche le persone omosessuali si innamorano e l’amore non può che essere positivo: «chiedere di negarlo e reprimerlo è disumano e irrealistico. È una condanna alla schizofrenia perenne che la Chiesa dovrebbe avere il coraggio di superare, proponendo il bene possibile nella situazione data».

“CRISTOLOGIZZARE”
In questa posizione, sostiene lo studioso, «non c’è alcuna deriva relativista o edonista. Significa cristologizzare l’amore omosessuale». Eppure, c’è chi teme che la Chiesa possa avviarsi verso un processo di secolarizzazione sulla base di un approccio individualista. Per Migliorini, «il ritorno all’essenziale del Vangelo non è un cedimento alle mode del mondo: anche il mondo è nelle mani di Dio, che può servirsene per indicare alla sua Chiesa una strada da seguire (Rm 11,16-25). Chi conosce la storia della Chiesa – conclude – sa bene che è sempre stata segnata dall’integrazione delle istanze del mondo compatibili con il suo messaggio cristiano: un complicato aggiornamento, un continuo approfondimento, non uno snaturamento. C’è chi, invece, vorrebbe tener sempre vivi rancori antichi. Invece, per ritrovare unità bisogna perdonarsi, saper vedere nell’altro ciò che vi è di buono. Dovremmo essere più fiduciosi nell’opera vivificante dello Spirito, e saper vedere nei movimenti di liberazione integrale degli oppressi, in alcune istanze della teologia protestante e ortodossa, nella cultura della pace e del dialogo, la realizzazione piena del Vangelo e della cattolicità della Chiesa».

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