“Buona Scuola”, ecco perché é la solita soluzione all’italiana

Renzi si è adombrato per le proteste. Ma bastava ascoltare di più le ragioni dei critici

Ricordate le “deportazionidi settembre dei docenti dal Sud al Nord, poiché gli studenti sono al Nord e gli insegnanti sono prevalentemente nel Sud? I giornali ne parlarono ai primi di agosto, vi furono proteste. Ora tutto tranquillo. Motivo? A settembre ci si è accorti che le assunzioni non potevano essere fatte tutte, subito e bene. Le procedure delle assunzioni sono così andate avanti fino ad oggi, tra ricorsi, complicazioni, difficoltà ed errori, e proseguiranno l’anno prossimo. Le cifre fornite dalla “Buona Scuola”, che parla di 160 mila docenti da inserire stabilmente sono corrette, ma il Miur è stato costretto a proseguire a scaglioni, oppure introducendo la “mobilità straordinaria” e altri stratagemmi.

Così è stato trovato il rimedio, un po’ all’italiana. Un consistente numero di insegnanti è stato confermato nel proprio territorio, divenendo nel Sud “docente potenziato”, per cui, oltre ai docenti titolari e “potenziati” di diritto, nelle singole scuole ci sono anche quelli che potremmo definire “potenziati aggiunti”. Altri ancora sono rientrati a casa grazie ai “posti in deroga” saltati fuori all’ultimo momento. In Sicilia, ad esempio, nelle scuole è presente una pletora di “potenziati” sempre a disposizione in sala insegnanti, per fare supplenze o assistere i docenti titolari. Per quasi tutti gli ex “deportati” è una vera cuccagna. E’ proibito pensare male, ma il sottosegretario Faraone è siciliano.

Le “deportazioni” forse torneranno nel 2017. Il Ministero dell’Istruzione, infatti, in questi giorni ha confermato ai sindacati il “no” alla deroga al vincolo triennale di permanenza nella provincia di assunzione, cioè i professori rimarranno obbligatoriamente tre anni nel luogo in cui assumeranno servizio. La trattativa sulla mobilità con i sindacati perciò si è incagliata. A questi episodi sull’immissione in ruolo che ha mandato in tilt tutti gli uffici scolastici provinciali (ex provveditorati), si aggiunge il ritardo dei lavori delle commissioni per il concorso. Le pubblicazioni delle graduatorie di merito del concorso scuola docenti 2016, utili per le immissioni in ruolo del triennio 2016/18 sono in forte ritardo. Nel Veneto, ad esempio, la commissione per l’insegnamento dell’italiano e storia nelle medie e nelle superiori terminerà i lavori forse alla fine dell’anno. Non possiamo tuttavia lamentarci. I commissari lavorano nei ritagli di tempo, dopo le riunioni a scuola, i consigli di classe e i collegi docenti, percependo una miseria.

Alcuni giorni fa nel corso della trasmissione condotta dalla Gruber, Renzi si è espresso con una delle sue note battute anche sulla scuola. Ha detto, in sintesi, che occorre essere proprio degli specialisti per spendere più di tre miliardi e incamerare un mare di dissensi sulla “Buona Scuola”. Insomma, si è adombrato. Eppure bastava che ascoltasse di più e non mettesse fretta nelle fasi di applicazione della legge di riforma della scuola. Anche sui “docenti potenziati” è necessario inserire delle correzioni. Troppe interpretazioni, troppe scelte inopportune delle scuole incidono sul ruolo di molti docenti “potenziati”: pur possedendo competenze professionali, spesso la scuola ha assegnato loro compiti di tappabuchi per supplenze. Si trasforma perciò negativamente questo innovativo strumento organizzativo per il buon funzionamento delle scuole del territorio.

Non è una condizione sufficiente lanciare lo slogan della “Buona Scuola”. Si tratta di utilizzare le risorse umane e economiche che sono a disposizione delle scuole in opportunità che poi si trasformeranno in progetti educativi a condizione che si crei un clima sereno, che in questa fase non esiste. L’assenza del rinnovo del contratto è, infine, la questione più urgente da risolvere non solo sul piano contributivo ma anche su quello delle funzioni e dei ruoli. Avevamo detto nei mesi scorsi che la “buona scuola” era molto raffazzonata e l’avvio ci pareva incerto e confuso.

E’ prevalso un intervento più gestionale e amministrativo che didattico e formativo. Da un lato è necessario che la fantasia e l’inventiva che gli insegnanti e i dirigenti possiedono non siano frenate da farraginosità burocratica che ancora permea l’organizzazione scolastica. Dall’altro occorre risolvere in un tempo disteso le difficoltà operative dell’immissione in ruolo e della creazione di vere e condivise reti territoriali, prevista dall’autonomia scolastica. per utilizzare al meglio le risorse umane e anche economiche che possiedono le scuole.