Bp-Bpm, analisti divisi: «tutto previsto», «no, vera bomba»

Le promesse spose Bpm e Banco Popolare crollano in Borsa, dopo la notizia del Sole 24 Ore sull’ispezione della Bce al Banco Popolare dal quale sarebbe emersa una sottocopertura dei crediti deteriorati. Nel frattempo, in una nota, l’istituto veronese sottolinea che «le rettifiche sui crediti che il Banco Popolare sta facendo nel corso del 2016 non comporteranno sostanziali modifiche alle previsioni del piano strategico del gruppo che nascerà». Il Banco ricorda di aver completato a giugno un aumento di capitale da 1 miliardo «destinato a riflettersi in accantonamenti straordinari da parte della Banca nella misura di circa 1,5 miliardi di euro nel corso del corrente esercizio. Nell’ambito di tale processo di innalzamento degli indici di copertura», che la Bce ha fissato al 62% per le sofferenze e al 49% per il complesso del portafoglio crediti, «il Banco Popolare ha già effettuato rilevanti rettifiche straordinarie al 30 settembre 2016 ed entro il 31 dicembre 2016 provvederà a completare gli ulteriori accantonamenti di natura straordinaria previsti nel piano di integrazione».

Questi interventi di carattere straordinario «combinati con gli accantonamenti previsti in via ordinaria che ammontano già a 640 milioni al 30 settembre 2016 tengono conto delle interlocuzioni con il team ispettivo e consentiranno di conseguire l’aumento del livello delle coperture definito d’intesa con la BCE». Per quanto riguarda l’ispezione della stessa Bce sul portafoglio crediti, il Banco afferma che «non sono ancora pervenuti gli esiti definitivi degli accertamenti».

Intanto gli analisti si dividono sull’articolo del Sole 24 Ore che, oltre ad ipotizzare nuove rettifiche su crediti da parte del Banco Popolare, lascia intendere come il ceo di Bpm, Giuseppe Castagna, abbia avvallato l’operazione per garantirsi il ruolo di capoazienda della nuova banca. «L’articolo conferma quanto già detto nel business plan ovvero la richiesta da parte della Bce di alzare le coperture per agevolare la cessione degli Npl» minimizzano gli analisti di Intermonte, che già stimavano 1,5 miliardi di accantonamenti lordi straordinari come parte degli «oltre 2,5 miliardi» di accantonamenti che serviranno nel 2016 per arrivare ai livelli di copertura chiesti dalla Bce. Gli analisti sottolineano inoltre che il Cet1 del nuovo gruppo, fissato al 9,5% a fronte di un Cet1 Fully loaded «oggi in area 13,5%». «Anche in caso di innalzamento dello srep vedremmo un capital buffer più che adeguato».

Di diversa opinione Fidentiis secondo cui la ricostruzione rappresenta «una vera bomba nucleare» in quanto ipotizza «uno scambio tra la poltrona di Castagna e una debole valutazione da parte della Bpm che non ha rivelato i problemi legati alla qualità degli asset del Banco Popolare ai suoi azionisti». Secondo gli analisti «non è chiaro se l’ispezione della Bce ha determinato 1-2 miliardi di accantonamenti aggiuntivi rispetto a quelli già concordati” durante le trattative sulla fusione». Se il cuscinetto di capitale da 1,8 miliardi di euro della Bpm «può essere sufficiente a coprire gli accantonamenti aggiuntivi il danno reputazione sarebbe notevole in ogni caso».

Equita rileva invece che «la Bce ha recentemente approvato il piano di fusione che prevede stabilità nei coverage al 2019, quindi ci sembra improbabile che a breve possano arrivare – anche indirettamente – richieste di aggiustamento. Recentemente il CEO Castagna ha confermato il buon esito di recenti contatti con il regulator escludendo richieste di adeguamento a nuovi standard». In ogni caso gli analisti ritengono che «il contesto di mercato, i target dei peers e i deludenti risultati riportati dal Banco Popolare sull’asset quality portino ad incorporare nella valutazione – almeno in parte – uno shortfall di capitale».