Verona 2017: si scalda Bertucco, il Sanders dell’Adige

A sinistra si fa il tifo per la candidatura a sindaco dell’ex capogruppo Pd. I renziani pensano alla Allegrini. Centrodestra favorito, ma in panne. Jolly M5S

Michele Bertucco è stato per lungo tempo il capogruppo del Pd a Verona. In rotta con il vertice provinciale del Pd (accusato di una svolta filo-Tosi), oggi è di fatto un cane sciolto. Tanto che alle elezioni municipali del 2017 potrebbe candidarsi a sindaco di un raggruppamento della sinistra scaligera fatta da Sel-Si, esponenti di peso della Cgil, società civile, scontenti del Pd. Bertucco in questa fase rimane coperto e non rilascia dichiarazioni. Ma a definire questo scenario «non solo realistico ma addirittura auspicabile» è Giorgio Gabanizza, decano della gauche veronese, coordinatore provinciale di Sel-Si.

Il fronte che sosterebbe Bertucco non si sa quante chances avrebbe di finire al ballottaggio. Ma dato il consenso non trascurabile di questa compagine, incluso il seguito dello stesso Bertucco, tale rassemblement sicuramente priverebbe il Pd e i suoi satelliti di molte carte utili a sconfiggere la Lega e il centrodestra. Anche se i Dem si alleassero con le truppe rimaste fedeli al sindaco uscente Flavio Tosi.

Che questa novità sia in realtà un frutto maturato ben più indietro nel tempo lo sostiene Gabanizza, che puntualizza due concetti. Uno: la piattaforma socio-politica che in qualche modo potrebbe sostenere Bertucco «esiste quanto meno da un anno e fa riferimento al coordinamento denominato “Human factor Verona”. Che raccoglie Sel-Si, Rifondazione, molti civatiani, ampi settori del sindacato e dell’associazionismo ambientalista e studentesco, piccoli gruppi organizzati, presidi a difesa della cultura, dei beni comuni, attivisti dei diritti civili, del diritto alla casa, alla salute e all’istruzione».

Due: questa galassia «pur a fronte di un Pd che a livello nazionale veleggia verso una disarticolazione del concetto di centrosinistra, è stata in qualche modo chiamata al dialogo proprio dai vertici del Pd veronese per ragionare ad una alternativa a Tosi. Ma l’indirizzo partorito da quel gruppo dirigente è stato quello di dire no ad una alleanza con Tosi al primo turno, lasciando di fatto aperta la porta ad un apparentamento al secondo». Un’opzione viziata da una ipocrisia di fondo, non praticabile «in primis per le scelte fallimentari che dieci anni di Tosi hanno significato per una città come la nostra». Detto in parole povere: “col cavolo che avrete i nostri voti per apparentarvi proprio con quel Tosi che fino all’altro ieri criticavate un giorno sì e l’altro pure e che oggi state fiutando per un mero gioco di potere”.

Dubbio: non saremmo di fronte ad una velleitaria battaglia di bandiera che da sinistra consegnerebbe Verona alla destra? L’eventualità non coglie di sorpresa Gabanizza: «Si tratta di un addebito tanto facilmente prevedibile quanto confutabile. L’alternativa vincente c’è. Ed è quella di una coalizione di centrosinistra che prosegua con coerenza la battaglia fatta per anni a Tosi e ai suoi. Noi siamo rimasti al tavolo per vedere il gioco di un pezzo del Pd e ci siamo accorti che era un bluff. D’altro canto va detto però che una parte considerevole del partito, a cominciare dal deputato Vincenzo d’Arienzo e giù giù sino a settori della base, la pensa come noi».

Chiaramente la forza elettorale di questa formazione che vedrebbe in Bertucco un Bernie Sanders in salsa scaligera è tutta da soppesare. Le elezioni del 2017 vedono il Carroccio favorito, in un centrodestra confuso e appeso all’esito del referendum nazionale (qui un nostro approfondimento) e in cui c’è chi pensa a riabbracciare il figliol prodigo Tosi. La frammentazione di destra e sinistra potrebbe avvantaggiare un M5S che nella città di Giulietta e Romeo è sì sempre stato molto prudente, ma che se pescasse il jolly del ballottaggio potrebbe veicolare la volontà di tutti quegli elettori che non vogliono che la Lega torni a palazzo Barbieri.

Fantapolitca? De settimane si parla di una «Patrizia Bisinella candidato a sindaco di Verona, lanciata dall’attuale primo cittadino e suo compagno Tosi». Ipotesi che si può anche valutare come ballon d’essai per saggiare la possibilità di lanciare la imprenditrice ultrarenziana, nonché regina dell’amarone Marilisa Allegrini. La partita politica in riva all’Adige è apertissima.