Bp-Bpm e la riservatezza secondo il Sole 24 Ore

Da una parte il giornale di Confindustria, dall’altra una banca milanese che si scambiano i ruoli di carnefice e vittima. In mezzo il povero lettore frastornato

L’intera pagina che ieri Claudio Gatti ha dedicato sul Sole 24 Ore alla fusione tra Banco Popolare di Verona (BP) e Banca Popolare di Milano (BPM) è bella tosta. Parte dalle voci sull’ispezione della Bce che avrebbe rilevato che i crediti deteriorati (NPL) del BP hanno una sottocopertura che si aggira tra uno e due miliardi; passa attraverso la pubblicazione di atti riservati che mostrano dissensi che non erano venuti alla luce; mette in dubbio che i soci di BPM avrebbero votato la fusione se avessero avuto a disposizione tutti i dati. E arriva a una conclusione: la medesima fusione sarebbe stata decisa per l’incontro di due interessi che poco o nulla hanno a che fare con quelli dei risparmiatori, soci e clienti della banca milanese.

BPM, banca sana ma piccola, doveva trovare uno sposo, onde evitare di essere brutalmente fagocitata contro la sua volontà. BP doveva trovare qualcuno cui accollare i suoi 25 miliardi di crediti deteriorati. Con il corollario, di non poco conto, che il Castagna, il 57enne amministratore delegato di BPM, aveva un problema: salvare la sua poltrona. Lo sposalizio con qualsiasi altra banca sarebbe stato, per lui, pernicioso. Le nozze, quindi, sarebbero state il risultato di un poco nobile scambio. Il 74enne Saviotti, Ad di BP, ha offerto la guida della nuova superbanca al Castagna, che, in cambio di cotanto omaggio, si è preso in carico la gestioni dei 25 miliardi che scottano.

Questa la documentata ricostruzione di Claudio Gatti. Vera? Non vera? Plausibile? Staremo a vedere. Fosse vera, ci sarebbe da preoccuparsi e a preoccuparsi dovrebbero essere soprattutto i soci della BPM. Una cosa è certa. Fosse successo un fatto del genere in politica, i Saviotti e i Castagna si sarebbero stracciate le vesti e avrebbero proclamato: non è possibile continuare così! Il mercato non si è dato pensiero. Il titolo del BP ieri alla fine si è addirittura apprezzato. Come a dire: ma dai, Gatti! Che fai, scopri l’acqua calda? D’altra parte, le azioni del BP da inizio anno sono in perdita dell’85%, quelle della BPM del 67%. Più di così!

La replica della BPM non si è fatta attendere ed è stata durissima, con le solite, ovvie minacce di «assumere le iniziative idonee per la tutela dei propri interessi», in quanto la ricostruzione di Gatti sarebbe «gravemente incompleta, errata e tendenziosa», e per giunta avrebbe utilizzato documenti riservati. Non male, se pensiamo che da una parte c’è il giornale di Confindustria e dall’altra una banca milanese. La cosa davvero singolare, però, è un’altra ancora. Sul Sole 24 Ore di ieri (in foto, il direttore Roberto Napoletano), due pagine più avanti, si può leggere un trafiletto, che riporta una nota del Gruppo 24, l’editore del giornale, in cui si afferma che «in questi giorni sono continuate a uscire sui vari media notizie, indiscrezioni, ricostruzioni tendenziose e spesso prive di fondamento».

Il Sole 24 Ore, in quanto società quotata, «si riserva ogni azione a tutela degli interessi propri e dei propri investitori. Nello specifico, in data 22 novembre, la società ha sottoscritto un esposto alla Procura della Repubblica contro la fuga di notizie ed atti riservati che riguardano l’azienda e che potenzialmente sono idonei a danneggiare il valore del titolo». Ohibò! I carnefici diventano vittime. Da un lato, giustamente, cercano di svelare quello che la gente non sa, fregandosene, sempre giustamente, del valore del titolo di BP e BPM, quindi delle palanche degli azionisti delle due banche, usando senza riguardo verbali riservati, dall’altro ricorrono alla Magistratura perché qualcuno ha fatto uscire i suoi, di verbali. In mezzo c’è il povero e frastornato lettore, a volta a volta azionista e vittima dei segreti che non dovrebbero essere svelati.

Il tutto conferisce un sospetto: che si venga a sapere qualcosa solo quando le oligarchie dominanti non riescono a dominare i loro conflitti di potere. E le notizie tracimano. Tracimano e fanno molto danno. Danno tanto più grande quanto più alto è il muro dell’omertà chiamata riservatezza.