Unesco a rischio per Vicenza, conflitto d’interessi sul Tav?

L’associazione Icomos della galassia Onu pone dubbi che il vicesindaco Bulgarini rispedisce al mittente. Tranne che per uno, che rimane senza risposta

Con ogni probabilità «a metà di questa settimana il Comune di Vicenza» renderà pubblica la nota ufficiale che contiene la replica ad Icomos-Unesco (articolazione dell’Onu che si occupa di tutela storica e paesaggistica) rispetto alle criticità che potrebbero mettere a rischio la permanenza di Vicenza tra i siti patrimonio dell’umanità. A dirlo è il vicesindaco del capoluogo berico Jacopo Bulgarini d’Elci, «impegnato con gli uffici» a completare il documento che dovrebbe portare chiarezza rispetto ad un contenzioso che da tempo scatena clamore e polemiche.

Saranno quindi i prossimi giorni a dire se la strada di palazzo Trissino correrà in salita o in discesa. Lunedì 21 novembre i toni usati da Bulgarini e dal primo cittadino Achille Variati (Pd) erano improntati all’ottimismo. Quel giorno nell’aula del consiglio comunale ha preso il via «una serie di incontri tra i consulenti incaricati dal Comune di redigere la Valutazione di impatto sul Patrimonio, in gergo Hia». Si tratta di una valutazione che l’amministrazione ha affidato alla società Sistema Snc di Venezia, da cui si dovrà capire se opere che hanno già preso la luce come la base Usa al Dal Molin (o Del Din), il complesso di Borgo Berga o altre che sono ancora sulla carta, come la Tav-Tac, hanno compromesso o possono compromettere, la tutela Unesco, un ambitissimo riconoscimento, anche in termini di appeal turistico, la cui perdita potrebbe costar caro alla città.

Maurizio Di Stefano, presidente di Icomos Italia (un organismo che non entra in nessun modo in contatto con l’amministrazione berica, ma che pur sempre fa parte della stessa Unesco), intervistato il 28 ottobre dal portale Lifegate.it, non si è espresso in termini confortanti: «Vi sarà una delegazione di esperti che farà molto presto una ispezione sul luogo dell’abuso». Il riferimento all’affaire Borgo Berga seppur non esplicito è evidente, soprattutto se si considera quanto lo stesso portale riportava due giorni prima: «… Pietra dello scandalo… e piaga paesaggistica è l’ecomostro di Borgo Berga… L’abuso edilizio, per nulla ostacolato dalle amministrazioni comunali che si sono susseguite negli anni, è stato denunciato all’organizzazione internazionale già fra il 2013 e il 2015… Oltre all’abuso edilizio a Borgo Berga, i comitati hanno denunciato anche la base statunitense Del Din, di cui è sottolineato l’impatto ambientale e paesaggistico, e il progetto della Tav presentato dal Comune insieme alla Camera di Commercio e alla Regione Veneto nel 2014, con l’obiettivo di realizzare due nuove stazioni in città… in Fiera e a Borgo Berga».

Se poi si legge la nota acclusa all’esame tecnico di Icomos-Unesco datata 15 gennaio 2016, tra i rilievi ne emerge uno per cui lo scrivente «si rammarica inoltre che nessuna informazione sia stata fornita su questi progetti alla Commissione… malgrado il fatto che molti di essi abbiano una storia amministrativa lunga diversi anni e in molti casi con il diretto coinvolgimento del governo centrale…». Si tratta di una accusa gravissima: Unesco non sarebbe stata informata dei rischi che Vicenza starebbe correndo. Colpa del Comune che non ha informato i ministeri competenti? Colpa dei ministeri che non hanno informato l‘Unesco?

Bulgarini risponde così agli addebiti di Di Stefano e alle critiche riportate da Lifegate.it: «Premesso che Di Stefano di fronte a quelle domande potrebbe non essere stato correttamente informato sul contesto, io non so che cosa sia esattamente Icomos-Italia: noi ci interfacciamo con Icomos-Unesco. Quanto poi alle affermazioni contenute su quel portale io dico che bisogna fare molta attenzione ad usare certe espressioni. Che cosa vuol dire ecomostro? Che cosa vuol dire abuso edilizio? Chi si è espresso in quei termini conosce esattamente la vicenda? La questione Vicenza-Unesco è delicata e non va banalizzata. Ad ogni modo ritengo che l’aver avviato la istruttoria per la redazione della Hia, ci permetterà di segnalare all’Unesco ovvero ad Icomos che ne è il braccio operativo, una serie di atti concreti, a partire dal miglioramento delle opere di protezione idraulica, le quali pur non avendo a che che fare direttamente col dossier nello specifico, comunque completeranno il quadro in modo significativo».

E mentre il fronte civico pubblica una cronistoria del suo impegno sul campo, ci sono altri dubbi che si materializzano, e riguardano la veneziana Sistema Snc. Che è la stessa che mediante il controverso metodo Delphi (pensato dopo la Seconda Guerra Mondiale dalla Rand Corporation, influente think thank americano) aveva ottenuto dall’amministrazione vicentina l’incarico di valutare ed incentivare l’appeal del passaggio della Tav-Tac fra i cittadini di Vicenza. Ora, è legittimo chiedersi se ci cia un conflitto di interessi, dal momento che Sistema  oggi è incaricata di uno studio che riguarda anche quello stesso progetto dell’Alta Velcità/Capacità ferroviaria che rischia di far perdere il sigillo Unesco. L’uscita di Vicenza dall’elenco “World Heritage List” potrebbe pure tornar comodo agli interessi forti che mal sopportano questi “esami”, sia pur ex post, sulla gestione urbanistica della città. A questi dubbi, tuttavia, il vicesindaco con delega alla Crescita non ha risposto.

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