Bombe a Vittorio Veneto, pista “venetista”? «Falsa»

La Procura ritiene falsa la rivendicazione “venetista” degli attentati di Vittorio Veneto. Il documento, scrive la Tribuna, recapitato a Pietro Panzarino giornalista di Oggi Treviso, sarebbe poco utile alle indagini degli inquirenti soprattutto per il linguaggio utilizzato. La sigla “I love Venethia”, infatti, non è mai apparsa in alcun manifesto o slogan di campagne venetiste. Difficile intuire per gli investigatori se ci sia un reale collegamento con un gruppo di “indipendentisti” che vuole iniziare un’azione sovversiva oppure si tratti di un tentativo di depistaggio alle indagini.

Gli inquirenti, nonostante dichiarino falsa la rivendicazione non escludono comunque la pista politica che rimane ancora calda. Gli attentati, inoltre, sarebbero stati fatti da due diversi colpevoli per gli ordigni utilizzati. Nel primo colpo sono state utilizzate infatti quattro bottiglie molotov riempite di benzina, mentre nel secondo due vasetti di vetro riempiti di polvere pirica. In entrambi gli attacchi sembra comunque che chi ha agito non lo ha fatto in maniera sprovveduta.

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