I farmaci che uccidono: promemoria contro l’abuso di antibiotici

Come la “resistenza antibiotica” influenza nuove e vecchie malattie. «Ridurre l’uso è fondamentale, a partire da ora»

Al mondo esistono le persone che inventano, scoprono o teorizzano Poi ci sono quelli che, in aggiunta, sono in grado di prevedere non solo gli effetti positivi delle proprie invenzioni, ma anche quelli collaterali, o addirittura potenzialmente catastrofici. Il mondo li chiama geni. Nel 1943, Alexander Fleming scopre la penicillina. Al Nobel per la Medicina nel 1945, segue un’intervista in cui ammonisce: «La persona sconsiderata che gioca con il trattamento antibiotico è moralmente responsabile della morte di un uomo per l’infezione di un microrganismo resistente alla stessa penicillina». Aveva già previsto tutto.

Siamo ormai catapultati nell’era post-antibiotica, quella nella quale è la “resistenza” a fare da protagonista. Fossero gli esseri umani, capaci di resistere nella società come i batteri con i farmaci in commercio, chissà che potere avremmo. Sono i batteri a vincere, sempre. Il fenomeno assolutamente naturale che porta i microrganismi a mutare (e la loro capacità di scambiarsi Dna) fa sì che nel momento in cui una molecola viene immessa nel mercato da parte di una casa farmaceutica, si inneschi un unico fattore: il tempo. I batteri presto si organizzano per resistere al trattamento, rendendo inutile la terapia. E’ successo per la penicillina a due anni dalla messa in commercio, per la vancomicina o per la recente daptomicina, nel mercato dal 2003 e i cui organismi resistenti sono stati isolati a distanza di un solo anno. Tutti gli antibiotici hanno lo stesso destino.

La questione è seria. Sarebbe facile puntare il dito contro qualcuno, seguendo il monito di Fleming. La verità è che, come sostiene la giornalista Maryn McKenna in un Ted Talk, la responsabilità è ben distribuita. E, coinvolge tutti. “We did it”, esclama perentoriamente. Siamo sul punto di ritornare a morire per semplici infezioni come nell’era pre-antibiotica, anzi, la linea è già stata oltrepassata. Ad oggi sono 50.000 le persone negli Stati Uniti e in Europa che ogni anno muoiono per infezioni che nessun farmaco è più in grado di contrastare. 700.000 le persone all’anno stimate in tutto il mondo.

E’ finita l’era del farmaco miracoloso, e se si parla di responsabilità eccone alcuni esempi. Dall’abuso nella prescrizione da parte del personale sanitario, all’uso spasmodico di antibiotici nel mondo dell’agricoltura e dell’allevamento. Basti pensare che l’80% degli antibiotici venduti negli Stati Uniti non è giustificata da uno scopo terapeutico, ma da ciò che è definito “promozione della crescita” degli animali. Come scrive Martin J. Blaser, medico e direttore dello Human Microbiome Project alla New York University, negli anni ’40 le multinazionali del farmaco avevano scoperto che una dose subterapeutica di antibiotici aggiunta al mangime rendeva gli animali particolarmente in grado di acquisire peso e massa muscolare. Il gioco si spiega da sé.
Se è vero che l’Unione Europea ha vietato la pratica nel 1999, così non è in altre parti del mondo. Ci sarebbe da chiedersi come potrebbe evolvere la situazione, già estremamente precaria, in caso venissero approvati in futuro trattati internazionali di libero scambio, per ora ancora in standby.

Non c’è solo un ritorno della mortalità legata alle infezioni. Il professor Blaser, nel suo libro “Che fine hanno fatto i nostri microbi?” uscito in edizione italiana nel 2016, spiega come l’abuso di antibiotici alimenti le malattie della nostra epoca, come l’obesità, il diabete infantile, l’asma o ancora il cancro, la celiachia. «Ciascuno di noi ospita una popolazione varia di microbi», puntualizza. Microbi che ci proteggono, sono importanti per la nostra vita. Il problema è che il consumo inappropriato di farmaci sta facendo scomparire questo microbiota, uccidendo non solo i patogeni pericolosi per il nostro organismo, ma anche quelli essenziali per la nostra salute.

Si è conclusa da qualche giorno la settimana mondiale della resistenza antibiotica, indetta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Cosa possono fare i politici? Cosa può fare il settore agricolo? Cosa può fare il personale sanitario?Ma la domanda più importante è: cosa puoi fare tu?