2016, sport veneto: aurea mediocritas

Il successo più bello è il numero di praticanti, fra i più alti in Italia. Bene il volley e basket femminile

E’ tempo di bilancio per lo sport veneto. Non è stata una grande annata, né per gli sport di squadra né per i singoli atleti e le società. Guardando classifiche, titoli e risultati, si può solo concludere che (a parte -come vedremo- un paio di eccezioni) in regione si vive una aurea mediocritas. Il successo più bello non arriva dall’agonismo ma dai praticanti, il cui numero resta sempre molto alto in ogni disciplina e colloca il Veneto fra le regioni top dello sport nazionale.

Nel calcio la retrocessione dell’Hellas Verona ha dimezzato la rappresentanza regionale in serie A. Però la promozione del Cittadella e la salvezza conquistata dal Vicenza hanno rimpinguato la pattuglia veneta in B, che, con i veronesi, sale a tre unità. In Lega Pro il Venezia ha raggiunto Bassano e Padova nel girone B. Complessivamente il numero delle squadre venete nel calcio professionistico è rimasto invariato rispetto alla stagione precedente. Fra i giocatori non sono emerse individualità di rilievo nazionale né promesse, sia fra quelli nati in regione che fra quelli che militano in club locali. Nel 2015 è stato calcolato che, in serie A, giocavano solo 14 calciatori veneti, con un rapporto di 1 ogni 348.696 abitanti della regione. Fra i convocati dal ct Ventura per l’ultima partita giocata dalla Nazionale contro la Germania non c’era nessun veneto. Il cognome fa sospettare che il portiere Mattia Perin vanti una ascendenza fra gli emigrati che andarono a bonificare durante il Fascismo le Paludi pontine. Ma è nato a Latina. Nelle società del calcio della Regione non ci sono stati segnali di crescita. Tranne che a Vicenza, le proprietà sono rimaste invariate, i programmi e gli obiettivi pure.

Il ciclismo, altro sport popolarissimo in Veneto, almeno una soddisfazione l’ha data. Il veronese Elia Viviani ha vinto la medaglia d’oro nella specialità Omnium alle Olimpiadi. Nelle corse della stagione, in linea e a tappe, invece i pochi professionisti non hanno certo brillato. Campioni il Veneto non ne ha più da anni e nemmeno società iscritte al World Tour. Nella classifica individuale del circuito mondiale il veneto meglio classificato (49°) è il veronese Davide Formolo, passista-scalatore in forza alla Cannondale. Si è piazzato al nono posto all’ultima Vuelta. Nessun veneto risulta fra gli azzurri convocati per la prova su strada alle Olimpiadi.

Negli altri sport di squadra più popolari, basket e volley, l’annata non è stata memorabile nel maschile, mentre le donne hanno portato a casa ben due scudetti: il Famila Schio nella pallacanestro e la Imoco Conegliano nella pallavolo.

Un 2016 sulla linea della stagione precedente per la pallacanestro uomini. Anche quest’anno un solo team veneto in Serie A, la Umana Venezia, che è riuscita a ripetere l’accesso alle semifinali play off. De Longhi Treviso e Tezenis Verona sono le portacolori regionali in A2. Anche la squadra della Marca è arrivata in semi, dove è stata eliminata dalla Fortitudo. Nel campionato femminile oltre all’ennesimo titolo per il Famila Schio, bene anche la Reyer Venezia, semifinalista.

La stagione della pallavolo ricalca quella del basket. Nel massimo campionato maschile le due venete, Padova e Verona, si sono fermate ai quarti dei play off. In A2 c’è di nuovo una squadra della regione, il Montecchio Maggiore, neo-promosso. Nel volley rosa al titolo di Imoco Conegliano ha fatto riscontro la brusca scomparsa dell’Obiettivo Risarcimento Villaverla. Nessuna presenza regionale invece in A2 donne.

Ai Giochi di Rio la nuotatrice Federica Pellegrini avrebbe dovuto essere la star veneta ma ha rimediato una figuraccia. Male (nel senso che è rimasto fuori del podio) anche il pluri-medagliato Marco Galiazzo nel tiro con l’arco. Nella atletica leggera i portacolori della Serenissima si sono adeguati alla mediocrità della squadra nazionale.

Atleta veneto dell’anno è senz’altro Bebe Vio, la schermitrice di Mogliano Veneto medaglia d’oro alle Paralimpiadi. Oltre che una campionessa, un gran personaggio.