Il debito cresce. Ma si spaccia ancora l’illusione Tav Vr-Pd

Goethe aveva già capito tutto nel ‘700: parabola tutta italiana di una “grande opera” senza basi finanziarie

Uno straniero illustre come Goethe formulò il seguente giudizio sugli italiani: “Questa è l’Italia che lasciai, sempre polverose le strade, sempre spennato lo straniero, qualunque cosa faccia. Cerchi invano la probità tedesca; qui c’è vita e animazione, non ordine e disciplina; ciascuno pensa solo a sé e diffida degli altri e i reggitori dello Stato, anche loro pensano a se soli”. Le vicende del progetto alta velocità in Italia confermano le intuizioni goethiane. Fu il conglomerato politico-affaristico ca lanciare in Europa il Tav attraverso un organismo che associava le ferrovie europee, un gruppo tecnico “Mission Grande Vitesse” composto da Francia, Germania, Inghilterra, Italia, Spagna, Portogallo, Belgio e Svizzera.

Nel 1989 presentarono al Commissario CEE ai trasporti una proposta di rete europea Tav elaborata da 14 direttori generali della comunità delle ferrovie europee (CCFE). In clima di ubriacatura generale e dominanza del pensiero economico neoclassico tutto si poteva finanziare, e nemmeno lontanamente era possibile immaginare crisi, soprattutto in un’area a moneta unica. La crisi poi è scoppiata, ma in barba alla sua gravità “i reggitori dello Stato anche loro pensano a se soli”. Nella Nota di Aggiornamento al DEF di ottobre, i 68,2 miliardi gli interessi sul debito pubblico 2015 sono stati pagati con 25,3 miliardi di avanzo primario e con nuovo debito. Nemmeno un euro del disavanzo è stato destinato all’economia reale.nDallo scoppio della crisi a questo momento gli italiani hanno pagato 665 miliardi d’interessi sul debito pubblico. Questo immane esborso è stato coperto con 187 miliardi di entrate fiscali e 478 miliardi di nuovo debito pubblico.

La pubblicazione di Banca Italia riferita all’economia veneta evidenza una perdita di ricchezza pro capite, tra 2007 e il 2015, di 12 punti percentuali e 58 mila posti di lavoro. Ma questo governo del debito pubblico crescente – che nemmeno usando 60 miliardi di “cosmesi contabile” ha consentito un miglioramento del rapporto debito/PIL-  insiste a illudere l’opinione pubblica su una alta velocità che difficilmente si realizzerà.

Incredibile poi la lettura dello studio di due professori della Università di Milano Bicocca, Arrigo e Di Foggia, sugli “Aiuti di Stato al settore ferroviario nella UE”. Tra il 2000/10 le FS hanno beneficiato di trasferimenti statali, per quasi 87 miliardi di euro compresi i 13,1 miliardi di euro del Tav trasferiti al Tesoro nel 2005. Si legge nel Rapporto che gli aiuti di Stato medi annui per il quadriennio più recente (2007-10) sono stati pari in Italia a 457 mila euro per km di linea, rispetto a un valore medio per gli altri 11 paesi di 291 mila euro. Dallo studio emerge un onere di interessi sul debito pubblico per 15 miliardi di euro ipotizzando un ricorso al debito.

Secondo quanto comunicato in audizione parlamentare dal Presidente dell’Ufficio Parlamentare di Bilancio, «il quadro per il 2018 e 2019 risente del mantenimento della disposizione di aumento delle aliquote IVA nel 2018 e dalla previsione di un ulteriore aumento nel 2019. Nell’insieme, il gettito associato ammonta a 19,6 miliardi nel 2018 e 23,3 miliardi nel 2019». Ma queste sono “cifre di competenza” ovvero cancellabili in qualsiasi momento.