«Quei venetisti istigano a non pagare le tasse»

Una ventina di membri del “Comitato di liberazione nazionale del Veneto“, scrive il Corriere del Veneto, sono indagati per aver promosso e organizzato comitati per non pagare le imposte dovute allo Stato.  Il procuratore di Vicenza, Antonino Cappelleri, dichiara: «l’ambiente venetista è attenzionato perché ha organizzato per lungo tempo una sorta di “resistenza tributaria”, in occasione di interventi dei finanzieri, nonché attraverso incontri di propaganda. Questo tipo di opposizione in sé non è mai stata violenta, ma si è comunque caratterizzata per un’opera sistematica di intralcio e istigazione».

Nel mirino degli inquirenti, due sit-in a Piovene Rocchette il 19 settembre e a Malo il 23 settembre, e numerose assemblee tenute in molte località venete: Negrar, Pieve di Soligo, Mira, Brugnera, Castelfranco Veneto, Vittorio Veneto, Campolongo Maggiore, Marano Vicentino, Valli del Pasubio, Oderzo, Villa del Conte, Velo d’Astico. «Siamo un soggetto di diritto internazionale riconosciuto dall’Onu e legittimato a traghettare il popolo veneto verso la sua autodeterminazione — afferma la leader veronese dei venetisti Patrizia Badii, già a processo per Tanko 2. Non a caso ci siamo dichiarati prigionieri di guerra, pur essendo indagati a piede libero, e già nel pomeriggio abbiamo presentato denuncia all’Alto commissariato per i diritti umani e alla Croce rossa internazionale, oltre ad informare pure il Cremlino. Hanno paura di noi, perché abbiamo bloccato cartelle esattoriali per 53 milioni di euro e perché tanti veneti hanno restituito la tessera elettorale. E siccome domenica c’è il referendum, vogliono fermarci».