Aeroporti, presentato l’asse Verona-Treviso-Venezia

«Pensate che sono riusciti a mettere insieme Firenze e Pisa, volete che non riusciamo a mettere insieme Venezia, Treviso e Verona?». Lo ha detto il presidente di Save, Enrico Marchi (in foto), parlando nella sede di Confindustria, dove è stato presentato il piano industriale fino al 2019 degli aeroporti del Garda. «E’ il percorso – ha aggiunto – che io spero anche di ottenere già nel 2017. L’obiettivo è di veder salire la quota di Save in Catullo Spa entro l’anno prossimo. Quella degli aeroporti, dicono in tanti, è l’unica operazione di sistema che il Veneto è stato capace di fare in molti anni. Ma perché sia tale dobbiamo completarla e quindi non può rimanere una cosa a metà com’è ora».

Marchi, sul tema dell’alleanza per un sistema aeroportuale sull’asse Venezia-Treviso-Verona-Brescia, dichiara: «tutti gli interessi di tutte le varie parti del sistema devono essere uguali in tutti i luoghi. Dobbiamo costituire delle reti guidate da un unico gestore, al fine di rendere più forte il sistema aeroportuale italiano nel suo complesso». Investimenti pari a 65 milioni di euro, questo è quanto prevede il Piano industriale 2016-2019 firmato tra Enac e Catullo Spa lo scorso 29 novembre. Lo sviluppo dell’aeroporto veronese è regolato dal Master Plan al 2030 che prevede investimenti per complessivi 150 milioni di euro. Fulcro dello sviluppo infrastrutturale del Master Plan è il “Progetto Romeo“, che prevede in fasi successive il completo rifacimento del terminal passeggeri, con un investimento complessivo di 43 milioni di euro.

All’ingresso di Save in Catullo Spa, avvenuto nell’ottobre 2014, lo scalo veronese lamentava bilanci in negativo da anni e una crescita media dal 2010 al 2015 dell’1% annuo (rispetto al 3,6% medio nazionale). «Il 2016 – ha spiegato Paolo Arena presidente di Catullo spa – rappresenta il vero salto di qualità, segnando un importante recupero del traffico, frutto di quanto avviato nel 2015». «L’unica cosa che non mi aspettavo è il comportamento di Fondazione Venezia – aggiunge Marchi in merito all’acquisto di Atlantia dello 0,8% di Save dalla fondazione veneziana -. Ho trovato molto strano che la Fondazione abbia venduto ad un prezzo di almeno 2 euro inferiore rispetto a quello che poteva vendere. Ci ha rimesso un milione e se questo è il modo di funzionamento delle Fondazioni, mi pare che non ci siamo. Avevo manifestato l’interesse, ma non mi è stato dato il modo di fare l’offerta. Bisognerebbe chiedere conto a Giampietro Brunello di questa operazione. Spero che la Fondazione Venezia mantenga la partecipazione, perché credo che sia un elemento importante per la vita di un territorio così come lo è Save. Ed è per questo che qualche anno fa ho fatto entrare un rappresentante della Fondazione nel Cda di Save. Infine Marchi, in merito all’annuncio di Fondazione Cariverona di un’ipotetica entrata in Save, commenta «Sarebbe la benvenuta».

 

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