5 domande su quadri Castelvecchio. E niente balle, per favore

Tornano il 21 dicembre o forse addirittura prima. Ma restano molti dubbi. Ecco quali

I quadri rubati più di un anno fa al Museo di Castelvecchio di Verona tornano a casa dopo sette mesi di residenza coatta in Ucraina, dov’erano stati recuperati a maggio. Tornano il 21 dicembre, solstizio d’inverno. O forse addirittura prima, ma comunque entro Natale. Tutto è bene quel che finisce bene? Speriamo, ma resta un fatto: se vari elementi di questa storia sono ormai chiari, ce ne sono altri che non lo sono affatto. Innanzitutto, anche per scaramanzia sarebbe meglio rinviare l’esultanza a quando li avremo davvero sotto gli occhi, questi dipinti. Se non vedo non credo, secondo il modello evangelico di quel rompiscatole di San Tommaso. Dopodiché, il fautore della frettolosa quanto improvvida cittadinanza onoraria al presidente ucraino Poroshenko, il sindaco Flavio Tosi, si rassegnerà al fatto che rimanga nell’aria qualche interrogativo, che qui proviamo a riassumere.

1) Quando finalmente andremo a riprenderci il maltolto (e abusivamente trattenuto) saremo attrezzati con tutti i crismi? Dato che non se ne sente parlare, dobbiamo dare per scontato che è pronta una task-force di specialisti che sottoporrà ad expertise ogni singolo dipinto? Solo per verificare che siano proprio loro e che non si siano troppo rovinati, perché nulla sappiamo di quello che è accaduto durante i lunghi mesi di ostinata detenzione da parte del governo ucraino. Regni la fiducia, per carità, ma sarebbe increscioso che qualche inopinata scoperta avvenisse solo dopo che i dipinti sono tornati a casa.

2) Sarà mai soddisfatta la curiosità di base, la più banale ma anche la più comune e la più urgente? È la domanda delle domande: perché questi dipinti tornano solo dopo lunghi mesi di un tiraemolla spesso grottesco, talvolta surreale? Si saprà mai perché l’Ucraina ce li ha fatti tanto sospirare? In che cosa consistono le (così lunghe) “pratiche tecnico-legali” citate dall’ambasciatore di Kiev?

3) Domanda consequenziale: per quale motivo le nostre autorità sono apparse per mesi bloccate in un imbarazzante stallo? Se c’erano motivi oggettivi, come suole dirsi, bisognerebbe che li si conoscesse, anche per evitare di pensare che tutto lo sbandierato interessamento italiano era appunto più sbandierato che reale. Oppure a raccontare come sono andate davvero le cose si rischia davvero di creare problemi alle relazioni Italia-Ucraina-Russia (la Russia, se si parla di Ucraina, c’entra sempre, volenti o nolenti)? Ma allora, se è vero che si tratta di un affaire internazionale coperto dal segreto di Stato, come mai ci sono rimasti impigliati questi dipinti?

4) La giustizia italiana sta facendo il suo corso. In primo grado tutti gli imputati della rapina sono stati pesantemente condannati e questo è avvenuto con inedita rapidità, a un anno dal crimine. I prossimi gradi di giudizio confermeranno o modificheranno questa sentenza, si vedrà. Resta aperto, invece, il discorso sulla sicurezza, sulla protezione. Si è provveduto a migliorarla, in vista del ritorno dei quadri, o tutto a Castelvecchio è rimasto come prima?

5) Si apprende che Poroshenko si guarderà bene dall’intervenire alla restituzione, che quindi sarà una faccenda tutta italiana. Molto meglio così. Ma c’è un’ultima curiosità: il sindaco Tosi conferma che per un certo periodo i cittadini ucraini potranno entrare gratuitamente nei musei veronesi, come aveva annunciato quando credeva che tutto si risolvesse regalando una cittadinanza onoraria e un po’ di biglietti? E revocare questo immeritato “premio” scatenerebbe un incidente diplomatico?
In caso di risposta a una o più di queste domande, si prega astenersi dalle frottole. Di quelle abbiamo già fatto il pieno.