Gentiloni, il governo finto nuovo che non ci meritiamo

La rassegna dei ministri mette tristezza. Speriamo in un 2017 migliore

Non poteva finire peggio: pare quasi vogliano punire i 20 milioni di italiani che hanno votato no al referendum. Con un nuovo governo (nuovo si fa per dire) e la  conferma di una vecchia squadra perdente, il Partito Democratico, dopo i tempi della “rottamazione”, dimostra di non saper rinnovarsi al proprio interno e, soprattutto, di non volersi adeguare alla volontà popolare. Renzi, infatti, nella speranza di confondere gli elettori con falsi messaggi e promesse da marinai, ha differito nel tempo e fatto coincidere tutta una serie di scelte importantissime con il voto referendario, lasciando oggi il Paese privo di una legge elettorale adeguata e senza minimamente preoccuparsi delle decine di scadenze pesantissime che qualcuno doveva e ora dovrà affrontare in poche settimane.

Tra queste, in primis una legge di bilancio, approvata senza discussione in aula perché il governo ha posto la fiducia, non tenendo conto che l’Unione Europea ha già fatto sapere che dovranno essere prese misure aggiuntive (pare prossime ai 15-20 miliardi). Poi, un vergognoso epilogo che riguarda il caso del Monte dei Paschi Siena (una banca ritenuta “proprietà” del Pd), alla mercé del mercato speculativo e di cui, come altre situazioni, il governo ha preferito non occuparsi seriamente, nei momenti in cui c’era ancora lo spazio per intervenire prima di arrivare in prossimità del  baratro e all’aiuto di Stato.

Vediamo il “nuovo governo”. L’ex ministra Boschi passerà alla storia per i suoi fallimenti, per la sua arroganza, le sue gonne con spacchi generosi e le scollature mozzafiato, ma non certo la sua riforma. Il nuovo ministro degli Esteri, Alfano, detto “do you speak sicilian”, ci ha riempito di indigenti africani. Il ministro Orlando, che con tanto tempo a disposizione, non ha saputo far approvare una legge di riforma della giustizia, quanto mai necessaria per un Paese civile, dove non c’è più la certezza della pena, ma soprattutto,  dove la lunghezza dei processi, specialmente per i reati cosiddetti meno gravi, permette al delinquente di continuare l’attività, aggiungendo altri nuovi reati fino a sentenza definitiva, che avviene di norma mai prima di 4 o 5 anni. La ministra Pinotti, che aveva promesso ai curdi in lotta per liberare il loro territorio dall’Isis qualche migliaia di mitragliatori, non consegnati per il veto posto da Erdogan (più interessato fino qui ad impossessarsi dei territori dell’alta Siria e a fornire ai ribelli armi in cambio di petrolio).

La ministra Madia, che, impaziente di dimostrare le sue capacità, ha presentato una riforma della pubblica amministrazione dichiarata in parte incostituzionale, perché non ha tenuto conto che pretendendo di limitare le autonomie regionali avrebbe cozzato con la Costituzione, allora ed attualmente ancora in vigore.
Il ministro del Lavoro, Poletti, che ha venduto come miracolose le nuove assunzioni a “tempo indeterminato”, ma che hanno solo permesso (e non in eterno) di far risparmiare contributi previdenziali agli imprenditori e concesso loro anche la possibilità di licenziare i lavoratori, in barba all’art. 18 dello statuto dei lavoratori, quando termineranno i generosi benefici. Per non parlare di quel che ha detto sugli italiani che emigrano all’estero perchè in Italia, di lavoro, non ce n’è.
Il ministro Del Rio, quello che ha confermato la fattibilità del sogno di mezza estate di Renzi, che ha voluto riproporre la costruzione del Ponte sullo Stretto, un’idea vecchia di 20 anni, ma evidentemente sempre buona per fare notizia. Speriamo non dimentichi, invece, che  Renzi si era impegnato a realizzare nelle zone terremotate le casette di legno entro Natale 2016.

Unica a pagare il conto, la ministra dell’istruzione, la Giannini, quella della tanto decantata legge sulla Buona Scuola, un tentativo clientelare di stile renziano per accentrare il “potere amministrativo” a Roma, un progetto organizzativo improponibile su scala nazionale per la scuola. C’è di tutto, manca solo Renzi, quello che aveva promesso di abbandonare definitivamente la politica in caso di insuccesso del voto referendario, ma che pare abbia intenzione di rimettersi nuovamente in gioco.
Buon Natale amici, ma soprattutto, auguri sinceri per un 2017 meno sfortunato, per un popolo che merita certamente di meglio.