Men of the year in Veneto: gli operai di Molvena

Hanno donato le proprie ferie alla mamma di Nicole, la bimba morta per una malattia rara. Ridando valore alla parola “gratis”

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Una tradizione che risale al Time vuole che in prossimità del 31 dicembre si individui il personaggio dell’anno. Per questo 2016 nè migliore nè peggiore di altre annate (a parte il picco di decessi famosi: anche le celebrità crepano), di personaggio non ce n’è uno: ce ne sono quanti sono gli operai della Brenta Pcm (azienda di Molvena in provincia di Vicenza, produce stampi nel comparto automobilistico) che hanno regalato alla collega Michela Lorenzin cinque mesi di ferie perchè potesse stare accanto alla figlia Nicole, malata di tetraparesi spastica, morta il giorno della vigilia di Natale, all’improvviso. «Mi hanno donato qualcosa che non ha prezzo: il loro tempo, quello che avrebbero potuto trascorrere con la famiglia – ha detto ad Andrea Priante sul Corriere della Sera dell’altro ieri la madre – Ho scritto una lettera per ringraziarli, che è stata affissa sulla bacheca. Il giorno dopo la responsabile del personale mi ha telefonato per dirmi che i mesi erano saliti a dieci».

In un tempo di “passioni tristi”, come le chiamava il filosofo Spinoza, e di eroi che non sono eroi ma uomini che fanno bene il loro lavoro (i due bravi poliziotti di Milano che hanno arrestato e ucciso il terrorista Anis Amri), in un’epoca utilitarista che misura ogni fatto in termini economici, notizie come queste ricaricano quella poca fiducia da nutrire verso il genere umano. Vuol dire che esistono ancora la spinta al dono, la dimensione della gratuità, l’agire senza avere nulla in cambio. La parola “gratis”, bandita come bestemmia da chi si crede furbo, sarebbe la parola d’ordine di ogni essere umano bennato, perchè ha a che fare con tutto ciò per cui vale la pena di vivere. Che per definizione non ha prezzo: la solidarietà, il senso di comunità, l’onore. La dignità.

Purtroppo, questi possono sembrare ormai sermoncini domenicali o trombonate consolatorie, all’orecchio del cinico medio della strada. Ma provate a pensare cosa comporterebbe rimettere al centro l’azione gratuita al posto di quella calcolata in cambio di altro. Per esempio sull’uso del tempo, giustamente definito dalla signora Lorenzin come la ricchezza più preziosa: un riequilibrio fra quello necessario per sè, sentimenti, affetti, passioni, godere la vita nel suo lato più personale e quindi unico, e quello dedicato al lavoro. Ma l’argomento è tabù.

Così, ci rassegniamo a circoscrivere alle buone intenzioni festive la questione di come trascorrere meglio questo misterioso sputo dell’universo che è la nostra esistenza individuale, per tornare poi diligentemente a fare i topi nella ruota. Contenti noi. In ogni caso, ai lavoratori di Molvena va detto grazie per averci ricordato cosa significa gratis: un “niente” che vale tutto.

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