Caso Sharma, Usb: «il ragazzo indiano ora vive sotto protezione»

Raniero, segretario vicentino del sindacato che accusa di schiavitù l’azienda dell’amico della famiglia Moretti: «più gravi certe amicizie delle assenze in Regione»

Germano Raniero è il segretario vicentino dell’Usb, il sindacato che ha denunciato alle autorità la condizione di schiavitù patita da un 24enne indiano di nome Raul Sahni. Così almeno accusa quest’ultimo in un dettagliato esposto indirizzato alla questura e successivamente integrato per la Direzione territoriale del lavoro berica. La vicenda svelata da Vvox.it è finita sui media nazionali e regionali, legandosi politicamente al caso delle dimissioni da capogruppo regionale del Pd di Alessandra Moretti, in seguito alla sua partecipazione al matrimonio di Jorge Sharma, rampollo della famiglia titolare del gruppo aziendale. Raniero (in foto) parla del caso Moretti al telefono. I giornalisti lo cercano a rotta di collo. E lui tra l’altro in queste ore sta organizzando per conto della segreteria nazionale del suo sindacato una manifestazione prevista il 14 gennaio a Cona nel Veneziano per chiedere «verità e giustizia» sulla morte di una giovane ivoriana nel campo di prima accoglienza di Cona nel Veneziano, a pochi passi dal confine con la provincia di Padova. Una struttura da giorni al centro di una serie di polemiche in tutto il Paese.

«Ciò che rilevo – attacca il sindacalista – è che ci si scandalizzi molto per una assenza da un consiglio regionale in cui la maggioranza è comunque blindata dalla Lega. E ci si scandalizzi poco o nulla delle amicizie della consigliera, visto che su quella impresa pende una denuncia per un reato gravissimo e sul piano dei diritti civili e del lavoro. Ad ogni modo noi abbiamo informato le autorità, spettano a loro i prossimi passi». Raniero racconta come è nato il caso del giovane Sahni: «Possiamo dire che tutto è nato diversi mesi fa quando alcune lavoratrici ci raccontarono di avere difficoltà a farsi pagare dal gruppo Sharma. Approfondendo la loro vicenda venimmo a sapere anche delle lamentele del giovane Raul. Poi ci siamo mossi di conseguenza. Debbo dire che la Direzione territoriale del lavoro si è mossa con competenza e professionalità. E che la cosa sia oltremodo seria lo dimostra il fatto che la magistratura abbia concesso al ragazzo, che non era regolarizzato, lo status speciale di protezione, garantito in questi casi dalla legge». Il ragazzo, continua Raniero, oggi vive «in una struttura protetta. È sereno, frequenta assiduamente corsi di Italiano e fa anche piccoli lavori per una cooperativa. Tutto ciò ci rincuora».

Sul filo delle nuove “schiavitù”, ultimamente i voucher hanno posto prepotentemente la questione, si sarebbe detto un tempo, dello sfruttamento lavorativo (qui un approfondimento di Vvox). Tutti i sindacati sono critici, a cominciare dalla Cisl, che tuttavia non ne chiede l’abolizione. «Noi la pensiamo diversamente – spiega Raniero – I voucher, che andrebbero cancellati, avevano un senso inizialmente, quando non c’era un inquadramento coerente per alcune tipologie come le badanti. Poi questo modus operandi è divenuto sempre più pervasivo, finendo per mutarsi nell’emblema della precarietà perché essere pagati con i voucher non comporta le medesime tutele di chi pur provvisorio ha un contratto scritto. C’è una grande ipocrisia di fondo. La flessibilità già esiste ed è individuata da una quarantina di contratti speciali. Di converso se alcune forze sindacali e politiche non avessero fatto il diavolo a quattro sino ad ottobre erano legali pure i voucher non tracciabili che venivano acquistati a tonnellate dalle agenzie interinali. Le quali così finivano per fare bagarinaggio sul lavoro e col lavoro».

Ma nuovi “schiavi”, intesi come ultimi della società, sono anche i migranti nel limbo fra clandestinità e asilo. La vicenda di Cona è esemplare. Il Fatto Quotidiano ha descritto diffusamente l’appalto a Edeco-Ecofficina, parlando di vicinanze politiche all’area dell’Ncd, il partito dell’ex ministro degli Interni Alfano. Il Corriere del Veneto ha tirato in ballo il nome dell’ex consigliere regionale azzurro Leo Padrin fra le ditte della fornitura dei pasti, sempre a Cona. Il Manifesto il 4 gennaio ha parlato delle inchieste che sulle società e le coop a riferibili a Simone Borile di Eedeco-Ecofficina portano avanti le procure di Padova e Rovigo, anche se per vicende distinte da quella di Cona. L’analisi di Raniero è all’insegna del disincanto: «Con una disciplina sui centri di accoglienza pensata in questa maniera dove la concentrazione delle risorse verso pochi soggetti è il verbo, situazioni del genere sono da mettere nel conto. Il tutto, finanziamenti europei inclusi, andrebbe invece ricondotto ai soli enti statali o pubblici, magari anche le Ipab, con personale assunto a tempo indeterminato e ben formato. Anche perché oggigiorno appalti e forniture finiscono sempre ai soliti noti. Quel centro nel Veneziano in cui l’accoglienza è un miraggio va chiuso. Lì ci sono solo esseri umani accatastati e ammassati alla buona in hangar e teloni da sagra, al freddo e al gelo. O al caldo torrido. Siamo alla follia. Saremmo degli sciocchi però se non tenessimo conto degli scenari geo-politici e geo-economici che sottendono a queste migrazioni. Sono il motore primo di un sistema che sta entrando in crisi».