Porte aperte a tutti? A Praglia un fraticello la sa lunga

Messa dell’Epifania nella famosa abbazia: sul foglio della celebrazione c’è scritta una preghiera. Ma viene letta in modo diverso. Per fortuna

Messa solenne dell’Epifania nella chiesa dell’Abbazia di Praglia. Ore 11. Cerimonia suggestiva, poco adatta ai fedeli frettolosi dei nostri tempi, adattissima a tutti coloro che cercano anche un po’ di decoro e di apparato nelle feste grandi. Durata: un’ora e un quarto. Gran profusione di incenso, un delizioso canto gregoriano cantato da tutti i frati nel Coro della chiesa, sommessamente accompagnati dall’organo. Si canta anche il Credo, oltre che il Gloria. Bello, niente da dire. E niente da spartire con le strimpellate di chitarre delle nostre chiese parrocchiali e con i coretti raccogliticci che fanno strazio di musica sacra e non, andando per altro diretti in Paradiso per la buona volontà con cui seviziano il nostro apparato uditivo.

Anche in Abbazia c’è il foglietto della Messa, quello più diffuso, quello edito dalla Società Editrice San Paolo, Alba, Cuneo. Lo trovi in moltissime chiese, in tutta Italia. Vi trovi le letture, gran parte dell’Ordinario della Messa, qualche commento e le preghiere dei fedeli. Ecco, appunto.
La seconda delle letture recita: “Per le nazioni ricche, che tendono a chiudersi in sé stesse: perché sentano la necessità di aprire le porte a tutti coloro che sono in mancanza di mezzi, preghiamo: ascoltaci o Signore”.

Un fraticello, in questo caso un fratone, perché è uno spilungone atticciatello, quando è il momento, sale sul pulpito a leggere, appunto, le preghiere che sono sul foglietto. Tutte come stanno scritte. Tutte, salvo una, la seconda. Il fraticello dice press’a poco questo: “Per le nazioni ricche, che tendono a chiudersi in se stesse, perché sentano la necessità di aiutare tutti coloro che sono in mancanza di mezzi…”
Le porte aperte sono sparite. Censurate. I frati dell’Abbazia di Praglia hanno più senno degli anonimi estensori della San Paolo Editrice. Non so in quante della sterminata serie delle chiese che usano i foglietti “paolini” sia stata apportata questa modifica. In poche, ritengo.

Onore al merito, quindi, ai frati benedettini di Praglia. Probabilmente la vita monastica, fondata sull’ora et labora, cioè sulla preghiera ma anche sul lavoro, li tiene con i piedi per terra più di tanti vescovoni e vescovini, tutti dediti alla rincorsa di Papa Francesco, tutti dimentichi della gente che hanno intorno e che sarebbe nient’altro che il “popolo di Dio” di cui si riempiono la bocca nelle loro omelie.

Quel popolo di Dio che, poi, propinatagli la preghieruccia confezionata dalle anime belle nel calduccio dell’ufficetto delle Paoline, è chiamato a sfangarsela come può e proprio i meno abbienti, i proclamati “ultimi”, con sulle spalle il fardello più grosso.

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