Liceo quadriennale, l’immaginifica scuola di Zen

Il preside bassanese spera in epocali cambiamenti. Forse è meglio sperimentare azioni concrete e pratiche

Il lungo elzeviro di fine anno sugli oroscopi è l’ultimo appuntamento per il 2016 con l’instancabile Gianni Zen, rapsodico commentatore di scuola e di varia umanità che ritroviamo assai spesso in diverse testate giornalistiche online e cartacee, anche sulle sue pagine Facebook che aggiorna costantemente con pillole filosofiche e pedagogiche. Non è la prima volta che affronta l’argomento alla fine dell’anno sulle credulità popolari astrologiche. Riprende temi già elaborati, ponendo particolare attenzione al clima d’incertezza del tempo presente. Le fattucchiere cui ci si appella per trovare sicurezze, per Gianni Zen sono gli “ameni inganni” di Giacomo Leopardi.

L’articolo è stato pubblicato recentemente sul Giornale di Vicenza, che ospita con grande generosità di spazio il pensiero del preside bassanese della «più grande scuola del Veneto con i suoi 2120 studenti», come lui stesso orgogliosamente definisce il Liceo Brocchi. Nonostante le incertezze esistenziali di cui parla, la sua attività innovativa è senza sosta, a volte positiva per risultati, spesso troppo ottimistica, soprattutto perché si scontra con il moloch del Ministero dell’Istruzione. Pur conoscendo bene i lunghi corridoi del palazzo di Viale Trastevere, il preside Zen manifesta sempre la speranza di raggiungere nel futuro obiettivi che diano alla sua scuola, ma non solo, la possibilità di conseguire epocali e radicali cambiamenti. Lui non crede giustamente agli oroscopi, ma ha fiducia nella capacità del sistema scuola italiana di trasformarsi, di diventare più simile a quelli degli stati europei. Ne analizziamo uno che secondo Zen ha una portata europea. Il liceo quadriennale.

L’ex ministro Stefania Giannini stava predisponendo un decreto per dare la possibilità a sessanta prime classi di liceo di avviare una sperimentazione per arrivare al diploma liceale quadriennale. Fra queste 60 c’era anche il Liceo Brocchi. A dicembre è giunto, non inaspettato, lo stop del Ministero. La delusione di Zen è stata cocente ed esternata ampiamente in vari articoli. Il nuovo ministro Fedeli, infatti, non soddisferà le richieste di queste 60 scuole per quest’anno. Eppure le “incertezze” sul liceo quadriennale c’erano tutte dato il percorso accidentato che ebbe negli anni passati. Solo Trento, spesso citata dal preside-articolista come agognata terra promessa del cambiamento, non soffre le “incertezze”, e prosegue qualche sperimentazione di liceo quadriennale. Si sa che quella provincia è soggetta ad autonome organizzazioni formative così le innovazioni si realizzano.

Fra le critiche per la mancata sperimentazione particolare asprezza è rivolta al sindacato reo di opporsi alla riduzione di un anno del liceo. Non ho dubbi che i sindacalisti abbiano il dente levato: si tratta, di fatto, anche se alcuni dirigenti lo negano, di posti di lavoro in meno. Nei tempi in cui viviamo, non è una scelta strategica positiva. Certamente gli oroscopi non consentono di trovare la stella che ci permetta di tracciare una strada verso le novità. Neppure l’”arguzia dell’intelligenza”, richiamata costantemente dal preside, ci permetterà di cambiare in tempi rapidi se non frettolosi un sistema formativo che nell’insieme è complesso.

Meglio sperimentare concrete e pratiche azioni didattiche e non solo organizzative, com’è di fatto la riforma della “buona scuola”. Meglio fare bene l’ordinario che sognare lo straordinario. Le discipline sono sicuramente una piattaforma stabile su cui occorre innestare le innovazioni necessarie affinché i contenuti e i metodi divengano risultati di apprendimento per comprendere l’incertezza in cui siamo immersi. Partiamo da lì e così molti insegnanti sarà più disponibili e proattivi. Con gli appelli generici non si va da nessuna parte.

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