Castagna (Banco Bpm): «sofferenze, recuperemo»

Davide Pyriochos sull’Arena di oggi a pagina 9, ha intervistato in esclusiva l’amministratore delegato di Banco Bpm, Giuseppe Castagna (a sinistra in foto). Banco Bpm, nuova terza banca italiana fortemente radicata nelle regioni più dinamiche del Paese, è forte di 4 milioni di clienti, 25mila dipendenti, 13 miliardi di patrimonio netto. Nella prima settimana a Piazza Affari, il suo titolo ha registrato una crescita vicina al 30%. «L’idea della fusione tra Banco e Bpm – ricorda Castagna – nasce nel 2015, un anno in cui tra riforma bancaria e riforma del lavoro sembrava davvero che il paese si fosse messo in moto. Nel 2016 l’incombere del referendum costituzionale ha paralizzato tutto, ma quando le idee sono valide sanno camminare anche in un contesto che sembra impossibile».

Interrogato sulle diverse valutazioni espresse su Banco Bpm da parte delle agenzie di rating Fitch e Moody’s, Castagna risponde: «siamo stati molto sorpresi dal giudizio di Fitch (declassamento, ndr) che aveva tutti gli elementi per valutare come il piano di fusione fosse senza alcun dubbio migliorativo delle due banche stand alone. Trovo difficile comprendere come sia possibile che una banca che ha realizzato un aumento da un miliardo e che ottiene sinergie di costo per un miliardo in tre anni possa essere valutata peggiore delle due da cui nasce. Ripeto, probabilmente il giudizio è stato influenzato dalla negatività che c’era sul settore, in un momento in cui la soluzione su Mps non era ancora arrivata. Il giudizio positivo di Moody’s e Dbrs, più recenti, confermano questa mia valutazione».

Sulla gestione dei 26 miliardi lordi di crediti deteriorati (Npl): «noi faremo un mix tra cessioni stock, pari a 8 miliardi, e azioni di recupero. È ovvio che se qualcuno compra questi crediti, è perché pensa di ricavarne un profitto. Noi ci riteniamo capaci di fare in prima persona questo lavoro. Siamo l’unica banca italiana che ha una business unit dedicata alla gestione degli npl, che è stata rafforzata con un centinaio di persone in più. Le analisi in nostro possesso, che saranno comunicate a metà febbraio coi bilanci 2016, ci permettono di dire che rispetto al sottostante di crediti problematici, i collaterali sono sufficienti a farci pensare di recuperare il valore netto a bilancio. Quindi si è fatta una generalizzazione sbagliata e semplicistica, immaginando che esista un numero perfetto di copertura dei crediti deteriorati (…) non si possono paragonare queste tipologie vintage, con attività collateralizzate che hanno garanzie a fronte. Stiamo facendo un data-base nel quale daremo chiara lettura dei deteriorati, con a fronte collaterali e valore di bilancio».

Castagna chiude sul rischio di pressioni sulle cessioni da parte della Bce: «sia a settembre con l’approvazione del piano, sia a fine anno con i contatti informali, la Bce ci ha assicurato che non ci chiederà accelerazioni.Parte degli 8 miliardi da cedere sono stati venduti. Il Banco ha ceduto un miliardo nel 2016, a breve comunicheremo la cessione di ulteriori 600 milioni, significa che restano 6,4 miliardi, perciò cederemo in media altri stock per 2 o 2,5 miliardi annui di qui al 2019».