Fatevene una ragione: «senza olio di palma non sarebbe Nutella»

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Che la Nutella contenga olio di palma ormai è noto a chiunque. L’odio per questo componenente, che in una certa dose sembra sia cancerogeno, è esploso da un po’ di tempo e continua ad essere alimentato tramite il tram tram dei social. Da qui, una crisi d’immagine senza precedenti per la Ferrero, che è stata boicottata anche dalla Coop e da altri grandi marchi della GDO. «La Nutella senza olio di palma non sarebbe più lei, si abbasserebbe la qualità» ha quindi spiegato Vincenzo Tapella, il responsabile acquisti dell’azienda. Inoltre, secondo gli analisti della Reuters, sostituire tale prodotto con un suo simile aumenterebbe il costo di produzione di ogni vasetto e, pertanto, il costo finale sullo scaffale.

Presa la decisione di non rimuovere tale olio dagli ingredienti della Nutella, l’azienda ha punterà tutto su una controffensiva pubblicitaria massiccia dove traquillizzerà i consumatori e, nel suo sito, preparerà una sezione appositva in difesa dell’olio di palma. «L’uso dell’olio di palma per scopi alimentari risale a oltre 10.000 anni fa» specifica l’azienda sul proprio portale. «L’olio di palma viene utilizzato in Nutella perché conferisce al prodotto la sua consistenza cremosa e perché esalta il gusto degli altri ingredienti».

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  • Greg Farronato

    “il tram tram dei social” a che ora parte??

  • sator

    La ditta Ferrero ha sede ad Alba, nel cuore delle Langhe dove i
    produttori locali stanno combattendo una lotta feroce per difendere la
    specificità della nocciola locale, la famosa “tonda gentile”. Chi visita
    quelle zone non può mancare di entrare in una delle molte pasticcerie
    che producono in proprio nocciolate dal gusto inimitabile. Prodotti
    eccellenti preparati con ingredienti naturali, nulla a che vedere con la
    pessima Nutella che di nocciole ne ha poco più del 10% e per la buona
    metà è costituita dallo scadentissimo olio di palma. L’uso di tale
    sostanza fa bene solo alle tasche di chi lo mette nei propri prodotti,
    tutti sanno che costa molto meno degli oli di arachide, soia e mais
    oltre che essere assai meno pregiato dal punto di vista organolettico.
    Per quanto mi riguarda ho smesso da tempo di acquistare Nutella, per
    altri prodotti sempre di scaffale, un pò più cari ma decisamente più
    buoni e meno tossici di Nutella (Rigoni, Pernigotti…). Idem per i
    biscotti, ma almeno su questo fronte vedo che Barilla e compagnia bella
    hanno fatto un clamoroso dietro front, smentendo seccamente le teorie
    che ora la Ferrero si affanna a spacciare per verità. Una chiosa finale:
    l’industria italiana dell’agroalimentare si salverà solo con la qualità,
    dove qualità significa mantenere la bussola bene inchiodata sulla
    tradizione gastronomica che il mondo ci invidia. Competere con i colossi
    mondiali del junk food (Unilever, Nestlè, ecc.) è una guerra persa in
    partenza e porterà inevitabilmente ad una continua gara al ribasso del
    costo delle materie prime e della produzione.