Gli ex M5S a Treviso: «Borrelli? Esecutore di Casaleggio»

Dopo lo scivolone in Europa, ritratto dell’uomo di punta dei 5 Stelle a Strasburgo da due ex attivisti che lo conoscono dagli esordi

La vicenda della mancata adesione del M5S al gruppo dei liberali europei (Alde) nell’europarlamento ha bruciato parecchio, nelle file pentastellate. Regista del clamoroso scivolone grillino è stato il trevigiano David Borrelli. Che prima di prendere il volo per Strasburgo era stato consigliere comunale a Treviso. Nel 2013 passava il testimone ad Alessandro Gnocchi, che di lì a poco però mollerà i grillini rimanendo comunque in carica in consiglio. «La vicenda che ha fatto da pretesto perché io fossi “sfiduciato” –  racconta oggi Gnocchi – è stata una querelle su alcune nomine in seno all’ente parco Sile, nomine che comprendevano la segnalazione da parte mia, tra le altre, del curriculum della mia fidanzata che in realtà era attivista nel M5S da molto prima di me. Sul piano politico invece ho deciso di allontanarmi quando ho capito che nei Cinque Stelle non apprezzavano chi è abituato a ragionare con la sua testa».

Gnocchi traccia l’identikit del suo predecessore: «Borrelli è stato il primo consigliere comunale eletto dai Cinque Stelle in Italia. Lo conosco dal 2012. Dopo la sua esperienza in consiglio comunale andava dicendo di non essere più interessato attivamente alla politica. In realtà, col senno di poi, aveva già preso di mira l’europarlamento dove è prontamente arrivato». Aneddoto: «Una volta assistetti ad una conversazione fra lui ed alcuni attivisti interessati a candidarsi alle politiche del 2013. Si parlava dei criteri adoperati per accedere alle parlamentarie, ovvero le primarie telematiche grilline in vista del voto. Discussero sulla bontà dei criteri di accesso. Poco dopo Borrelli, tra il serio e il faceto, mi fece capire che il tema vero fosse sapere chi controllasse la piattaforma. Il quale avrebbe in qualche modo potuto decidere o predeterminare l’esito delle votazioni on-line e il conseguente ordine di lista, a quel tempo fondamentale per essere eletti. Non ho mai capito se si trattasse di una sparata da “Amici miei” o di una affermazione di chi conosceva i retroscena della realizzazione della piattaforma informatica».

Ma perché l’episodio con l’Alde ha fatto chiedere a molti della base la sua testa, nonostante (o proprio per questo) sia considerato vicinissimo alla Casaleggio? «Anzitutto – rileva Gnocchi – sul piano politico e culturale l’uomo quando parla sembra essere ammantato di sole certezze. Ma quando l’ho sentito parlare di questioni amministrative, che da dipendente della Provincia debbo conoscere bene, ho potuto constatare che il più delle volte spacciava per verità invenzioni, o ben che andasse, imprecisioni grossolane».

Franco Dal Col (in foto a sinistra, al suo fianco Gnocchi) è un altro attivista che si è allontanato dal movimento nel 2010. In passato ha avuto modo di lavorare gomito a gomito con Borrelli: «Lo conosco da metà anni 2000. Per parecchio tempo sono stato uno degli attivisti più addentro alle questioni del M5S a Treviso. Fino al 2007 Borrelli è stata una persona con cui era piacevole lavorare fianco a fianco. Eravamo semplici attivisti; erano i tempi dei banchetti, delle iniziative su territorio e ambiente. I Comuni facevano a gara per conoscere le nostre iniziative. Quando nel 2007 ai tempi del Vday 1 il M5S senza alcun preavviso fa la svolta politica, David comincia a rivelare l’altro suo lato facendo pesare il suo ruolo di leader: il solo ad avere il numero di Beppe e della Casaleggio». Quella Casaleggio Associati fondata da Gianroberto, che una volta deceduto ha visto il suo ruolo assorbito dal figlio Davide.

Rimane da capire quale sia il brodo politico nel quale è maturato l’affaire Strasburgo. Si tratta di marchiana incapacità o di un disegno “moderato”, per dare una nuova immagine, più istituzionale, al movimento? Per Gnocchi a quei livelli «la tua impreparazione o la tua sfacciataggine la paghi. E cara. Sul piano politico in Europa il prezzo per il movimento sarà salato. Sul piano elettorale in Italia invece non credo che questa cosa eroderà il loro consenso. Il panorama delle alternative è disarmante». Dal Col: «Questi cambi così repentini non sono i primi e non saranno gli ultimi. Il che fa parte della strategia. Sono voluti per gestire una tanto sbandierata democrazia interna diretta con una più concreta e moderna democrazia apparente, in cui tutti non decidono nulla se non quanto è già stato deciso. Borrelli in questo ambito ha avuto una funzione di mero esecutore». Gnocchi sottoscrive: «Borrelli, come tutti coloro i quali sono al vertice del M5S, vuoi nel direttorio, vuoi nella associazione Rousseau, non è dotato di alcuna autonomia politica rispetto a chi decide per tutti. Cioè il cerchio ristrettissimo attorno alla Casaleggio Associati». Il consigliere trevigiano ricorda, a questo proposito, il ruolo di Borrelli nella liason con «Maurizio Colomban, oggi assessore M5S a Roma, e con il think tank Confapri, nel quale Colomban aveva un peso non da poco».

Dal caso Borrelli si passa all’analisi generale sul M5S: «La questione di fondo è che chi comanda nel M5S mal tollera soggetti che possano avere una ampia autonomia su questioni apicali o che possano avere anche solo indipendenza di pensiero a partire dai princìpi condivisi nel movimento che peraltro sono al quanto generici. Tanto che in realtà un militante non sa immaginare di preciso la linea del movimento su questioni inedite. Per esempio, quale è la linea del movimento in tema di Nato? Di rapporti con gli Usa, con la Russia, coi sauditi? I vertici del M5S hanno mai detto, se un giorno governeranno, da quali dossier, loro che sono per la trasparenza assoluta, rimuoveranno il segreto di Stato? Lo sapremo all’ultimo secondo? Ci sarà una votazione sul blog di Grillo? È chiaro che in questo mare magnum comunque ci finisce dentro di tutto. E che alla fine l’attivista sia indotto ad aspettare che qualcuno in qualche modo detti la linea. Un qualcuno che può essere la rete oppure chi sa come usarla o orientarla».

Gnocchi conclude sul suo futuro, a proposito di una seconda candidatura al consiglio comunale di Treviso: al momento non ci sono le condizioni perché si possa presentare una «lista civica davvero alternativa, nè per un mio riavvicinamento al M5S. Quanto alle mie battaglie posso dire che mi sono speso e continuerò a spendere, per la salvaguardia del territorio».