«Banche colpite dalla crisi, giudici ascoltino Padoan»

Riceviamo e pubblichiamo la lettera di Francesco Bedino, ex presidente di Bene Banca, banca del credito cooperativo di Bene Vagienna (Cuneo) commissariata nel 2013

Oggi i media e la carta stampata sono impegnati a descrivere l’intervento di ieri del Ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan in audizione alle Commissioni Finanze congiunte di Camera e Senato. Chi enfatizza la dichiarazione sui 190 mln di euro destinati a risarcire i risparmiatori, chi sottolinea i segni di svolta e la citazione circa l’auspicio che la magistratura faccia presto a scovare e «punire i colpevoli che hanno creato danni alla collettività», chi ancora l’affermazione di come il sistema bancario stia voltando pagina e non sia da escludere un circolo virtuoso che riporti il settore alla normalità, ecc.

Ai più è forse sfuggita l’affermazione come la crisi che sta attanagliando il sistema bancario sia stata cagionata in primis «ovviamente dalla crisi economica» che ha «colpito pesantemente il settore» in quanto aggredendo molte aziende «ha impattato le banche perche molti debitori non sono stati in grado di restituire i prestiti, questo spiega l’alto numero dei crediti in sofferenza accumulatisi in questi anni nei bilanci delle banche italiane».

Anzi no, non è sfuggita ma è data per scontata da tutti. Ma non proprio tutti oserei dire. E parlo per diretta esperienza. Tra chi la pensa diversamente vi sono gli Organi aditi della Giustizia Amministrativa, Tar del Lazio e Consiglio di Stato, che hanno analizzato i ricorsi contro il commissariamento di Bene Banca proposti dagli amministratori disciolti. I Tribunali amministrativi hanno infatti bollato come «irrilevanti» le difese dei consiglieri incentrate anche sul difficile contesto economico in cui hanno dovuto operare.

Oltre alle svariate note tecniche manifestate nelle proprie memorie difensive, gli ex amministratori hanno anche («ovviamente» per usare le parole di Padoan di ieri) invocato la pesante crisi economica per giustificare le criticità rilevate dalla Banca d’Italia sul comparto crediti di Bene Banca. Ma quali erano queste criticità che hanno decretato nel 2013 il commissariamento della bcc benese? Le sofferenze lorde sugli impieghi erano il 7%, contro una media di sistema in pari periodo del 9,4%, mentre il totale partite deteriorate assommava al 12,7% dei prestiti, contro una media di sistema nella medesima epoca del 15,8%.

Il tasso di ingresso in sofferenza, tanto stigmatizzato dalla Banca d’Italia a Bene Vagienna, era pari al 2,28%; in particolare la Vigilanza descriveva in modo erroneo tale indice come “pressoché raddoppiato”, quando in realtà lo stesso 2 anni prima, all’esito della precedente ispezione di Palazzo Koch, era il 2,08%. Ma come? Ieri Padoan nella sua audizione ha esplicitato dati medi di sistema ben peggiori, parlando di tasso di ingresso in sofferenza a giugno 2016 del 3,9%, indice comunque in calo rispetto «ai massimi del 2013 quando si attestava al 4,8%»!

Eppure Bene Banca è stata oggetto di commissariamento quando nel 2013 aveva un tasso di ingresso in sofferenza pari a meno della metà del dato medio di sistema, indice ieri esplicitato dal nostro Ministro dell’Economia per giustificare la necessità degli interventi dello Stato e l’aumento del debito pubblico per 20 miliardi (che impatta procapite per ogni italiano oltre 333 euro di maggior debito) in ragione del Decreto “Salvarisparmio”.

Già il commissariamento di Bene Banca, definito dai Tribunali Amministrativi come «preventivo», peraltro il caso di procedura più veloce della storia bancaria italiana in quanto è durato meno di 13 mesi. Eppure in un periodo così breve sono state superate tutte le criticità denunciate come «insuperabili» dalla Banca d’Italia per giustificare il commissariamento della piccola bcc benese, con gli esponenti della procedura che si autoincensavano a fine lavori per avere «risanato la banca» a tempo di record.

Ma una ristrutturazione di qualsiasi azienda finalizzata al suo risanamento richiede di certo molto più tempo; e ne è la riprova un’altra notizia diramata ieri, ossia la (s)vendita delle 3 good banks (Nuova Banca Etruria, Nuova Banca Marche e Nuova Carichieti) alla Ubi Banca al prezzo simbolico di un solo euro, ma con il riconoscimento alla Popolare acquirente di un «avviamento negativo» di circa 1 miliardo di euro in termini di maggiori crediti di imposta (600 milioni) e di nuove risorse a titolo di aumento di capitale (400 milioni) da versarsi prima del passaggio di proprietà.

Eppure le tre good banks, proprio 13 mesi fa, erano state ripulite dei crediti deteriorati ed affidate alle amorevoli cure di Banca d’Italia, ma in questo periodo, seppur ricapitalizzate per 1,6 miliardi, hanno bruciato ulteriori risorse. Proprio un bel risanamento!

Quanti pesi e quante misure… Ma dovendo oggi giustificare al popolo un maggior debito pubblico per salvare le banche e difendere l’operato delle autorità di vigilanza, viene tirata in ballo la crisi economica, si proprio quella crisi che era stata definita dalla Giustizia Amministrativa come irrilevante, confermando così il commissariamento di una piccola realtà con i conti assolutamente in regola, ma definendolo preventivo, ossia disposto prima che i problemi eventualmente sorgessero e così compensando le spese di lite che normalmente seguono la soccombenza.

In ogni caso ci tengo a sottolineare come il commissariamento di Bene Banca sia tuttora sub judice, tanto in ordine alla devastante iniziativa di Bankitalia (pendente ricorso in Cassazione – udienza a Sezioni Unite in programma il 21 febbraio 2017) quanto alla sospetta procedura adottata (pendente querela di falso in sede civile avanti il Tribunale Ordinario di Roma – prossima udienza il 4 febbraio 2017).

Le mie doglianze, oltre ad essere oggetto delle suddette azioni legali, sono state manifestate – mediante lettere aperte – anche direttamente al Capo dello Stato ed al Presidente del Consiglio, senza tuttavia ad oggi ricevere alcuna risposta. Ma i tempi dovrebbero essere ormai maturi per avere una risposta. Con la presente, infatti, voglio fare mio l’auspicio manifestato ieri da Padoan, ossia che la magistratura «faccia presto», e nel caso Bene Banca, sarebbe sufficiente leggere le carte e non voltare la testa da un’altra parte, volendo applicare finalmente il principio cardine della Giustizia, ossia che la «legge è uguale per tutti».

Francesco Bedino – ex presidente di Bene Banca Credito Cooperativo di Bene Vagienna (Cuneo)

(Ph. da lafedelta.it)