Cariverona, Mazzucco cambia rotta (in meglio)

La fondazione sembra imboccare una strada diversa rispetto al passato (leggi: Biasi). Ora più trasparenza su patrimonio e conti

Notizia buona del 2017 n.° 1. Cambia l’aria alla Fondazione Cariverona. Il presidente, professor Alessandro Mazzucco – nominato con l’intento di continuare la politica del suo predecessore – sembra invece voler fare di testa sua e anziché proseguire la linea del gioco del “Piccolo Finanziere” con i soldi dei veronesi, sta forse lavorando per riportare la Fondazione su una strada di un impegno più serio e più trasparente. Su questa linea sembra collocarsi infatti il suo recente intervento all’Assemblea di Unicredit – chiamata a deliberare l’aumento monstre di 13 miliardi che a Cariverona potrebbe costare fino a 650 milioni – dove senza mezzi termini, sostenuto da dati eloquenti, ha detto che: 1. Cariverona farà il possibile per sostenere l’aumento di capitale, perché indispensabile, anche a costo di svenarsi; 2. Siccome la stessa necessità dell’aumento di capitale era stata recentemente negata dai vertici di Unicredit, è necessario che la governance di Unicredit sia profondamente riformata.

Altri segnali simili aveva recentemente dato il professor Mazzucco. In particolare aveva “sollevato” l’ingegner Paolo Biasi dalla responsabilità decisionale sul fondo Verona Property, il fondo chiuso che gestisce quasi tutti gli immobili di Cariverona, certamente al momento la cassaforte più pesante della Fondazione, che l’ex presidente aveva riservato a sé stesso anche dopo la sua dipartita da Via Forti. E mai come in questo caso, due indizi incominciano a fare una prova. Non solo, ma Mazzucco, al contrario di Biasi, ha fatto capire che nei limiti del possibile, la sua attenzione per gli istituti bancari del territorio sarà maggiore e quindi, compatibilmente con i pochissimi mezzi che gli son rimasti, cercherà di sostenere il “nocciolo” veneto che è indispensabile costituire intorno a Banco Bpm per evitare che finisca in mano cinesi o milanesi.

In realtà lo scontro Biasi-Mazzucco non si è ancora chiuso del tutto, ma si può facilmente dedurre da che parte sarebbe meglio stare. Dio solo sa quanto ci sia bisogno di aria nuova per la Fondazione Cariverona. Il patrimonio era avviato su una brutta china, che faceva assomigliare tragicamente la vicenda di Verona a quella di Treviso. Da un lato gran parte del patrimonio finanziario immobilizzato in azioni Unicredit, scritte a bilancio a valori proibitivi e quindi invendibili. Dall’altro, consegnato il cospicuo patrimonio immobiliare a un fondo americano (Fortress) senza che nessun valore economico di conferimento e di gestione fosse stato reso noto. Per l’esercizio delle attività istituzionali restavano briciole, che sarebbero divenute ben presto meno di nulla se si fosse seguita la solita politica di interventi sul territorio, sulla quale non è più il caso di dire. Insomma il rischio serio era che la virtù, la trasparenza e l’oculata gestione del padre di famiglia diventassero un obbligo, non essendoci più margini per commettere peccato.

Così a cinque minuti dalla fine, in piena zona Cesarini, il nuovo presidente ha deciso di cambiare rotta. Forse senza valutare la difficoltà della strada intrapresa, forse solo perché non è tipo da prendere ordini da altri. Quello però che Mazzucco deve sapere è che tutti i veronesi di buona volontà sono dalla sua parte. Possiamo anche accettare sacrifici, possiamo anche sentirci dire che per un po’ dovremo tirare cinghia, ma vogliamo prima di tutto essere certi che il patrimonio di Cariverona è gestito con trasparenza, economicità e attenzione all’interesse generale. Questo rende accettabile ogni rinuncia. Noi desidereremmo che la Fondazione si concentrasse sulla cultura, che in troppi trascurano e che invece così tanto può restituire al territorio. Ma purchè la Fondazione riprenda la retta via siamo disposti a qualsiasi cosa.