Prof in congedo a Padova, non basta dire “questa è la norma”

In tutte le imprese e nei servizi c’è una percentuale di fannulloni. Ma non possiamo rassegnarci

L’allora direttore generale del Ministero dell’Istruzione Aurelio Sinisi, molto stimato e autorevole com’erano quelli di un tempo i veri servitori dello Stato, mi sintetizzò in una massima la responsabilità del dirigente: «chi dirige e applica le norme deve avere come condizione sufficiente la loro conoscenza – ciò vale per tutti i dipendenti pubblici – ma soprattutto deve possedere la condizione necessaria, per chi è gerarchicamente superiore, di interpretare le leggi e i decreti a vantaggio del cittadino, nel rispetto del diritto e con logica di imparzialità». In altri termini, coloro che nella pubblica amministrazione dinanzi ad un problema affermano “non si può fare” oppure “questa è la norma”, è doveroso elaborare una risposta interpretativa per poi applicarla, che quasi sempre si trova, salvo non sia contro la legge.

Nel caso specifico dell’assenza di un docente in ruolo nel periodo compreso fra i giorni che precedono e quelli che seguono le vacanze natalizie, ci sono diverse interpretazioni autentiche fra Aran e organizzazioni sindacali in relazione all’applicazione del contratto. Tutto questo riguarda in primo luogo le assenze per malattia o, per il caso in discussione oggi nei giornali, per aspettativa. Non conosco e non posso entrare nel merito delle scelte della dirigente dell’ITIS Severi di Padova. Mi domando solo se la preside, essendo al corrente della situazione, avesse o no affrontato il tema con il docente, tanto più che la motivazione dell’assenza era l’aspettativa (probabilmente per motivi famigliari) da come si deduce leggendo alcuni articoli e interviste in cui si parla più volta di “congedo”. Sappiamo che spetta al dirigente concedere o meno l’aspettativa o congedo. La preside ne ha parlato con il docente ponendo anche l’argomento della continuità didattica? Forse sarebbe stata molto utile quella massima del direttore generale: “come interpretiamo il caso?”. Naturalmente, l’interpretazione vale sia per l’assenza per malattia che per aspettativa.

Se poi si passa ad analizzare la questione sulle assenze dei docenti, banalmente dobbiamo ribadire che per la scuola si ragiona in modo differente da qualsiasi altro servizio pubblico. Un dipendente dell’anagrafe non crea danni agli utenti perché, se assente, è facilmente sostituito e poco cambia per il cittadino. Per un insegnante la sua assenza condiziona l’apprendimento degli allievi. Tutti i genitori e gli studenti hanno, almeno una volta, detto di “trovarsi meglio” con il/la supplente invece che con l’insegnante titolare o viceversa. Fa parte della vita scolastica di tutti i Paesi. Tuttavia ci sono casi in cui le leggi e le norme intricate sulle supplenze (diritti) prevalgono sull’etica professionale (doveri) oppure quando si usano i diritti sindacali tutelati, per carità, con la responsabilità personale. Qui entra il senso civico del singolo, che anche nella scuola purtroppo scarseggia assai.

Va condannato chi usa incerti certificati medici per evitare i collegi docenti, per prolungare i week end, per non assumere servizio vivendo distante da casa. Da alcuni anni, inoltre, le visite fiscali si sono diradate essendo un costo alto per la scuola, quindi si cerca di risparmiare riconoscendo degni di interesse i casi più sospetti. Non è solo, come dichiara un ex preside in pensione che è intervistato dalla stampa, che le visite fiscali sono richieste ma l’Ulss non ha personale, scaricando quindi le responsabilità. Altri casi ancora come l’uso spesso improprio dei permessi riconosciuti dalla Legge 104, sull’assistenza dei disabili, creano sovente delle incomprensioni nella sua applicazione all’interno della scuola. Non meno rilevanti sono i certificati “preconfezionati” per prolungare le vacanze natalizie godendosi il sole del sud, un viaggio in Lapponia o, semplicemente, per starsene in casa.

In tutte le imprese e nei servizi c’è una percentuale di fannulloni. Con questo non possiamo farcene una ragione e non reagire. Sarebbe positivo se i docenti più affidabili, che credono nella loro missione di educatori, dessero effettiva testimonianza del lavoro svolto e mettessero ai margini chi procura discredito alla professione. Purtroppo non avviene per molte ragioni. Per me, la principale è la scarsità del lavoro di gruppo, di collegialità; superando l’eccesso di individualismo della classe docente le cosiddette “mele marce” diminuirebbero perché si parteciperebbe a progetti comuni. Va, infine, detto che quest’anno tutto si è accentuato per l’aumento dei trasferimenti del personale scolastico dal sud al nord dell’Italia e per le nomine in ritardo dei docenti, causando non pochi disservizi che hanno sollevato malumore. Ma questa è un’altra storia, già nota.