I cacciatori? «Ecologisti non estremisti». Parola di Berlato

Il consigliere regionale di Fd’I difende la legge veneta che multa chi disturba la caccia: «nessuna repressione della protesta, aiuto contro la lentezza dei processi»

Linguaggio tagliente, prese di posizione forti, lobbista principe della caccia in Veneto, per la terza volta consigliere regionale con 10 mila preferenze (la prima nel 1990), ex assessore regionale nel Galan I (1995-1999), due mandati nel parlamento europeo, già segretario vicentino di Alleanza Nazionale, oggi capogruppo di sè stesso per Fratelli d’Italia a Palazzo Ferro Fini: ecco a voi, signori, Sergio Berlato. Negli ultimi giorni ha scatenato una ridda di polemiche per avere impresso il suo marchio ad una legge che sanziona chi disturba i cacciatori con multe fino a 3600 euro. La querelle è puntualmente finita sulla stampa nazionale, mentre dalle opposizioni, sia di centrosinistra sia di area Cinque Stelle, partono critiche a non finire, vignette comprese. «Io sono pronto a confrontarmi con chiunque – contrattacca Berlato (in foto) – ma è bene ricordare che norme del genere, anche con valenza penale, esistono anche nel resto d’Europa, come in Francia».

Ma non è una esagerazione, 3600 euro?
Guardi che quella cifra si applica solo ai recidivi seriali e in modo progressivo. Per il resto si parte da 600 euro. E’ una bufala quella che non si potrà manifestare o esprimere il proprio dissenso contro chi caccia. O che si potrà impedire ai coltivatori di usare il trattore o agli escursionisti di camminare. È l’ostruzionismo proditorio ed intenzionale a venire colpito. Quanto alla protesta tale diritto non viene compresso. Basta esercitarlo nei termini previsti dalla legge.

Il governatore leghista Luca Zaia era d’accordo con lei? Nel Carroccio si parla di mal di pancia a causa di un suo eccessivo protagonismo. Come risponde?
Ma secondo lei un provvedimento del genere non è stato ampiamente condiviso col governatore? Ma figuriamoci. Poi vorrei anche smentire chi dice che la norma è mal scritta e che si presta a contenzioso. Sono pronto a confrontarmi con tutti in diritto.

Sì però c’era proprio bisogno di una norma simile visto che il codice penale già sanziona il disturbo, la molestia e soprattutto la violenza privata?
È vero che il codice penale colpisce gli autori di tali reati, che che in qualche modo si configurano nei confronti di chi con protervia aggredisce, magari verbalmente, chi rispettando le regole si dedica alla caccia. Ma sa quanto dura un processo? Ma sa quanti casi documentiamo ogni anno di aggressioni a cacciatori e pescatori ogni anno? Sono innumerevoli. In troppi ormai fanno affidamento sulla lentezza della giustizia penale per sfuggire alle sentenze. Con questa delibera di consiglio diamo una soglia certa ed evitiamo di intasare le aule penali. Oltretutto a brevissimo sarà votata una norma che colpisce egualmente i bracconieri che sparano a meno di cento metri dalle case.

Vista la tempistica, tirare fuori ora un’altra norma contro i bracconieri sa un po’ di cerchiobottismo.
No, le cose non stanno così. Se le sanzioni nei confronti di chi spara vicino alle abitazioni fossero state inserite nell’altra legge, allora in quel caso si sarebbe potuto percepire la cosa come come uno scambio, un baratto, un accordo al ribasso.

E allora è un rattoppo mediatico.
Assolutamente no. Così sarà chiaro a tutti che si chiede rigore a tutti. Fermo restando che i bracconieri, coloro che esercitano l’attività venatoria al di fuori dalle regole non sono cacciatori. E sono i primi a danneggiarci. Mentre non mi stancherò mai di ricordare che noi siamo i primi a volere la tutela dell’ambiente rurale. Sia dal punto di vista meramente pratico, senza una natura preservata non si caccia e non si pesca. Sia per motivi più profondi dal momento che noi ci definiamo degli ecologisti non estremisti, perché per noi l’obbiettivo ultimo è lasciare ai nostri figli un ambiente migliore di come l’abbiamo trovato. Per di più chi caccia e chi pesca ha le antenne costantemente rizzate. Ed è in grado di segnalare a chi di dovere quando ci sono problemi grandi e piccoli.

Quindi con la galassia ambientalista riuscirete mai a trovare un dialogo?
Con diverse associazioni abbiamo un buonissimo dialogo, soprattutto con il mondo agricolo e rurale, con i coltivatori. Con altri soggetti dell’ambientalismo militante che, come la Lega per l’abolizione della caccia, la Lac, per statuto ci chiedono di abdicare da noi stessi, ovviamente non ci può essere dialogo.

Abbondano le dichiarazioni di chi la definisce un lobbista della caccia tout-court. Lei che dice?
Bisogna che ci capiamo sulla parola lobbista. Se per lobby intendiamo chi porta avanti determinate istanze non c’è nulla di male. Sono lobbisti anche gli animalisti. Tanto per dire la lobby della quale io sarei il referente, ovvero i portatori di interesse della cultura rurale grazie al sottoscritto non ha mai avuto una lira. Si tratta semplicemente di gente che chiede di avere un rappresentante nelle istituzioni per esercitare diritti come quello della caccia garantiti dalla legge. Altra cosa sono le lobby che si muovono per altre finalità come la corruzione, il raggiro delle norme sulle commesse pubbliche.

In questo caso?
In questo caso io mi batto da anni contro questi soggetti. Lo dice la mia storia. Lo dice il mio impegno. Lo dicono le lotte che ho condotto e continuo a condurre in questa direzione, dall’affaire Mose alla sanità, lotte fatte di ascolto sul territorio, segnalazioni alla autorità giudiziaria, alle autorità amministrative, supporto costante a polizia, carabinieri, guardia di finanza e magistratura che sono poi coloro i quali sono investiti nella lotta a questi fenomeni.

Berlato lei non più tardi di ieri è stato preso di mira dal M5S per la legge regionale sulle modifiche al parco degli Euganei. La accusano di volere aprire a speculazioni e caccia indiscriminata con la scusa della presenza dei cinghiali. Lei come replica?
Abbiamo approntato solo alcune modifiche dovute ad una norma ormai obsoleta. Le tutele rimangono. Mi domando, ma chi muove queste critiche, il testo l’ha letto?