Il mondo corre, il Veneto perde tempo votando l’autonomia

Che ci piaccia o no, viviamo in un mondo globalizzato e tirarcene fuori non conviene. Specie a noi veneti che viviamo di export

Mentre la Cgil continua imperterrita la sua battaglia contro la storia, l’economia, il mondo globalizzato, ferma immobile ai tempi in cui il salario doveva essere una variabile indipendente, pronta prontissima a ricorrere alla Corte europea perché la Consulta le ha bocciato il referendum sull’art. 18, l’agenzia canadese Dbrs ha declassato l’Italia privando il nostro Paese dell’unica “A” che le era rimasta tra tutte le agenzie di rating.

Perché? Per via di “una combinazione di fattori, inclusa l’incertezza rispetto all’abilità politica di sostenere gli sforzi per riforme strutturali e la continua debolezza del sistema bancario, in un periodo di fragilità della crescita”. L’agenzia ritiene altresì che “in seguito al referendum bocciato sulle modifiche costituzionali che avrebbe potuto fornire una maggiore stabilità di governo e le successive dimissioni del primo ministro Renzi, il nuovo governo a interim può avere meno spazio per passare a ulteriori misure, limitando così il rialzo delle prospettive economiche” (cfr. Il Sole-24 Ore, 13/1/17).

Senza perderci in tecnicismi, ciò significa che pagheremo di più per il nostro debito pubblico e che le nostre banche si procureranno il denaro a un costo più alto che si scaricherà sui tassi praticati alle aziende e alle famiglie. Con che diritto queste agenzie vengono a mettere le mani nelle nostre tasche? Con il diritto che gli dà il nostro enorme debito pubblico, con il diritto che gli dà il fatto che gli italiani comprano i bund dell’Angela Merkel, con il diritto, per fare un esempio tra tanti, che gli danno le nostre strade piene zeppe di macchine tedesche.

Pensiamo solo ai Giapponesi. Hanno un debito pubblico molto maggiore del nostro, ma loro, delle agenzie di rating, allegramente se ne impipano, perché il debito se lo finanziano da soli, con i propri soldi. Ciò che potremmo fare anche noi, se solo lo volessimo. E un tempo lo facevamo, e le cose andavano meglio di adesso.

Che ci piaccia o no, viviamo in un mondo globalizzato e tirarcene fuori, oltre un certo limite, non possiamo. E neanche ci converrebbe. Specie a noi Veneti, che siamo secondi solo alla Lombardia, con un rapporto import/export su Pil pari al 60% (la Lombardia è al 67%). Fossimo la Calabria, con un rapporto abissalmente inferiore, pari al 5% circa, potremmo anche fare gli splendidi e seguire tutte le camussate che vogliamo (a condizione, ovviamente, che ci siano poi una Lombardia e un Veneto che ci mantengono).

Tutto questo per dire: non è con i referendum sull’autonomia (un diversivo e un gioco costosi assai) che si affrontano i problemi dei Veneti. È lavorando e pretendendo che l’Italia abbia politiche che ci ridiano la “A” che abbiamo perso. È favorendo ancor più l’apertura internazionale della nostra Regione. È trattando duramente con lo Stato per l’una e per l’altra cosa. Senza perder tempo a far referendum.