Banda Rom in cella, prima dei colpi urlavano «Bataclan!»

Sono noti con i nomi da battaglia di “Kelly”, “Kung Fu” e “Tom Cruise” i membri della banda sinti che ha terrorizzato gli hinterland di Padova, Treviso e Vicenza nel 2015 mettendo a segno 13 colpi e 11 furti d’auto per un bottino complessivo di oltre 100 mila euro. Si tratta, scrive Enrico Ferro sul Mattino alle pagine 4 e 5, di Cristian Gabrieli, Davide Cavazza e Rej Relandini figli e nipoti di giostrai Rom già al centro negli anni ’80 e 2000 di una serie di ruberie, sequestri di persona e sparatorie. I tre sono stati recentemente condannati a 7 anni di reclusione per varie rapine efferate in bar e slot gestiti da cinesi. Del gruppo faceva parte anche una donna, Cristina Battistutti, moglie di Cristian.

Dalle intercettazioni effettuate dai carabinieri tramite microspie installate nell’abitacolo delle autovetture con cui compivano le loro scorribande, si è venuto a sapere che la banda criminale si allenava spesso a sparare in campagna con armi d’assalto con cui prendevano di mira la segnaletica stradale: semiautomatiche, revolver, kalashnikov e fucili con canne mozze usati durante le rapine e sfoderati al grido di “Bataclan! Bataclan!” e “Allah u Ackbar!” richiamando alla memoria il sanguinario attentato dell’Isis all’omonimo locale di Parigi.

«Vai ninja! E dopo tira giù i finestrini e urla solo del Bataclan – incita Gabrieli mentre Cavazza e Relandini scendono dall’auto a fucili spianati – Bataclan, Bataclan». «Con il kalashnikov…siamo andati in mezzo al campo… Pum…pum…pum….guarda la “tabella” (un segnale stradale)… L’hai aperta». Intercettata anche la donna compagna di Cristian: «basta che vada a prendere i bambini a scuola, all’asilo… io sono contenta. Può fare quel che vuole dopo… non ha altri impegni…Cosa fa a casa? La sera va a rubare, la mattina bisogna che dorme». La banda incitava anche i bambini a rubare. In un’altra registrazione si sente il figlio chiedere al padre: «posso provare a ciordare (rubare in gergo sinti) un Monopoli?». E lui: «Provaci, cosa vuoi che ti dico…poi lo fai vedere alla mamma».

(ph: chiaia.napolitoday.it)