Cara Voce dei Berici, anche le opinioni hanno un limite

Il suo orientamento filo-palestinese e anti-israeliano è legittimo. Ma nella cronaca dell’attentato terroristico di alcuni giorni fa si è andati oltre

L’orientamento filopalestinese e anti-israeliano del settimanale diocesano vicentino La Voce dei Berici è noto. E del tutto legittimo, come lo sono le tante e diverse opinioni che si confrontano in un contesto politico liberal-democratico come il nostro. Ma anche le opinioni dovrebbero trovare un limite nei fatti. Cosa che all’organo diocesano berico, quando c’è di mezzo la Palestina, riesce sempre un po’ difficoltoso fare. Si veda, come ultimo esempio in ordine di tempo (Domenica 15 gennaio 2107, p. 5), la “cronaca” dell’attentato terroristico condotto da un palestinese che alcuni giorni fa ha lanciato il suo camion contro un gruppo di giovani soldati israeliani in gita di istruzione a Gerusalemme uccidendone quattro, di cui tre ragazze appena ventenni.

Da parte dela Voce dei Berici nessuna presa di distanze dal fatto criminoso, nessun cenno di umano cordoglio per le giovani vittime, nessun richiamo a costruire ponti di pace evitando di scavare fosse di morte. Solo un algido commento, per di più abbastanza fuorviante: «Un evento, questo, che, purtroppo, riporta alla memoria l’origine della prima intifada palestinese quando, 30 anni fa, quattro palestinesi morirono investiti da un camion israeliano». In questo modo il lettore è indotto a pensare che in fondo se la sono voluta, perché sono stati proprio loro, gli israeliani, non i terroristi islamisti, a “inventare” gli attentati utilizzando i camion.

Solo che quel giorno di trent’anni fa in Palestina non ci fu nessun attentato da parte di nessuno: “Il mattino dell’8 dicembre, subito a nord della striscia di Gaza, un automezzo [israeliano] per il trasporto di carri armati urtò contro alcuni pulmini che trasportavano operai palestinesi dal campo profughi di Jibalya ad alcuni cantieri in Israele. Quattro operai morirono e sei rimasero feriti”. Nel clima di forti tensioni di quei giorni si diffuse e attecchì subito la voce che il guidatore dell’automezzo l’avesse fatto di proposito (Benny Morris,”Vittime”, pp. 712-713). Nella versione della Voce il fatto è scomparso ed è rimasta la “voce” che, travalicati i decenni, è tornata a vendicare i quattro palestinesi dopo aver fatto esperienza a Nizza e a Berlino.