Mala Brenta, tesoro Maniero: si cerca altro denaro

L’ex boss della Mala del Brenta, Felice Maniero, ha consegnato spontaneamente il suo tesoro, pari a 17 mln di euro, frutto della sua attività criminale tra il 1982 ed il 1995, ma la Guardia di Finanza e la Procura distrettuale antimafia di Venezia cercano altro denaro e l’indagine è ancora in corso. A renderlo noto, oggi, il Procuratore aggiunto Adelchi D’Ippolito, che ha affidato l’inchiesta ai Pm Paola Tonini e Giovanni Zorzi, nel corso di una conferenza stampa dopo l’operazione che ha portato nei giorni scorsi al sequestro di beni riconducibili all’ex boss, poi pentito.

La decisione di far ritrovare i suoi beni è nata in Maniero per ripicca, perché dopo aver nascosto il denaro mettendolo nelle mani dell’ex cognato, quest’ultimo gli ha restituito progressivamente solo 6 milioni. Vedendosi beffato, Maniero si è rivolto alla procura descrivendo nel dettaglio dove erano finiti i proventi della sua attività criminale. Agli arresti per riciclaggio sono finiti l’ex cognato del boss pentito, Riccardo Di Cicco, dentista, che materialmente avrebbe ricevuto il tesoro da Maniero, e Michele Brotini, broker finanziario, entrambi residenti in Toscana dove si è svolta tutta l’indagine delle Fiamme Gialle con intercettazioni e riscontri. Oltre ai due arrestati ci sono due indagate, la madre e la sorella di Maniero, Lucia Carrain e Noretta Maniero.

I finanzieri – su ordinanza del Gip – hanno sequestrato alcune ville di gran pregio ed altri immobili, auto di lusso delle più svariate marche, polizze assicurative, conti correnti, fondi fiduciari e denaro contante trovato anche nelle abitazioni dei congiunti di Di Cicco. Inoltre sono stati trovati orologi di marca, gioielli ed arredi per le ville tra cui quadri d’autore, mobili d’epoca e vetri di murano. Non si esclude che vi siano altri indagati, ma non risultano indicati nell’ordinanza di arresto e sequestro emessa dal Gip.

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