Zonin, tranquillo: commissione parlamentare su banche è una farsa

L’organismo d’inchiesta non si sa quando comincerà, quali poteri avrà e per quanto tempo opererà: la solita italianata

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Sulle banche non sono più consentite illusioni, dopo le tante spacciate per moneta sonante dai passati management e autorità di controllo, come in Veneto si è visto per Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca. La commissione parlamentare d’inchiesta su Mps e gli altri istituti coinvolti in crac e indagini, invocata a gran voce dalle associazioni di soci (in prima linea quelle venete) e da quasi tutto l’arco politico, rischia di essere una foglia di fico strumentalizzabile dai partiti l’un contro gli altri armati. Oltre che essere palesemente tardiva.

Martedì 31 gennaio in commissione finanze del Senato inizierà la discussione per trovare una sintesi fra ben 13 disegni di legge per definirne in poteri. Non è detto, infatti, che saranno equiparabili a quelli della magistratura. Nel governo c’è chi, come il sottosegretario all’economia Pierpaolo Baretta, ha fatto chiaramente intendere che non si vede di buon occhio un’indagine sulle responsabilità di Bankitalia e Consob, gli organi di vigilanza. Ma è anche vero che nella proposta depositata dal renzianissimo Marcucci, all’articolo 5 si prevede che la commissione potrà ottenere dagli inquirenti gli atti nonostante il segreto istruttorio (“anche in deroga a quanto stabilito dall’articolo 329 del codice di procedura penale”). Lo stesso Renzi di recente su Repubblica ha incluso, oltre a manager e anche politici, anche i «controllori istituzionali» fra i soggetti sui la commissione dovrà «fare chiarezza».

Forza Italia dal canto suo, con un tweet del capogruppo dei deputati Renato Brunetta, la vuole «bicamerale e con presidenza a opposizione» (cioè presumibilmente a lui). La Lega è di parere opposto, e insiste sul ruolo della politica: «Servirebbe una commissione monocamerale e snella, 20 al massimo – ha detto Giancarlo Giorgetti – invece si concluderà la legislatura con un nulla di fatto. Noi oltre ai nomi dei debitori insolventi vogliamo sapere chi sono i partiti che hanno avuto grandi aperture di credito dalle banche. E ci sarà da divertirsi».

Insomma, c’è grande confusione sotto il cielo. E con il rischio di elezioni anticipate già quest’anno, il pericolo di flop è dietro l’angolo. «Sarà un buon lavoro preparatorio per la prossima legislatura», mette le mani avanti il pd Francesco Boccia. Senza contare l’indisponibilità della Banca d’Italia, o almeno così sembra dalle audizioni già avvenute in commissione finanze sempre al Senato, a collaborare su uno dei fronti caldi, le sofferenze. Ovvero la black list dei primi grandi clienti insolventi, che le opposizioni vorrebbero convocare. Il dubbio qui è sul criterio: come comporre la lista, come distinguere i debitori in malafede da quelli in reale difficoltà? L’altro canale di intervento sarà invece sulle obbligazioni subordinate (specie nelle quattro popolari “salvate” l’anno scorso, Etruria, Chieti, Marche e Ferrara), perchè, dicono in parlamento, se c’è il truffato dev’esserci anche un truffatore.

La lentezza dei lavori (da 13 ddl si dovrà arrivare ad uno, fra comitati ristretti per redigerlo, eventuali emendamenti, voto in aula ecc) si aggiungerà al ritardo politico di un’iniziativa che, per stare alle due venete, parte a un anno e mezzo dall’apertura ufficiale dell’indagine per BpVi e a due anni da quella su Veneto Banca. I soci più arrabbiati e le forze politiche che più si sono spese contro la riforma delle popolari (come il M5S) la pretendono anche per compensare i magri risultati finora avuti dalla magistratura. Specie da quella vicentina, che a differenze di quella romana su Veneto Banca non ha ancora chiuso l’inchiesta. E che inoltre, per l’opinione pubblica maggiormente colpita dal disastro della BpVi, è criticabile per non aver proceduto all’arresto dell’ex presidente Gianni Zonin (che invece avrebbe decretato Cecilia Carreri, che nel ricorso per tornare a indossare la toga è oggi affiancata anche dal governo). Il confronto fra questi e l’ex dominus della popolare trevigiana, Vincenzo Consoli, messo e confermato ai domiciliari, è impietoso. E infatti l’idea che circola, anche a Roma, è: “o tutti e due dentro, o tutti e due fuori”. Vedremo se la commissione avrà il potere e la volontà di entrare nel merito delle carte sulle due ex popolari venete. Non c’è troppo da contarci.

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  • pachiara

    C’è l’onorevole Ginato pronto a partecipare… Importante essere dentro ! Poi si vedrà