Fiere, Arezzo con Vicenza-Rimini? La Toscana dice no

L’azionista Regione guidata da Rossi (Pd) teme per il futuro delle mostre orafe aretine. Diffidenza anche dal Comune

La Regione Toscana guidata da Enrico Rossi (Pd, in foto) non vede affatto di buon occhio il passaggio di due mostre orafe di Arezzo Fiere (OroArezzo e Gold Italy) sotto il cappello organizzativo di Italian Exihibition Group, il nuovo gigante fieristico nato dalla fusione fra Fiera Vicenza e Rimini Fiere. Oggi si è riunita l’assemblea dei soci della srl aretina (primo è la Regione col 40%, gli altri sono il Comune, la Provincia e la Camera di Commercio locale), ma già da stamane era uscita la notizia della contrarietà di Rossi: «in ballo», scriveva oggi La Nazione, «c’è la vendita tout court della massima manifestazione fieristica aretina, garantita al palaffari per quattro anni. Ma dopo?».

Anche il Comune di Arezzo, per bocca del sindaco Alessandro Ghinelli (centrodestra), è molto cauto sui tempi e sul via libera, e molto negativo sull’attuale gestione della fiera: «Per arrivare a un passo del genere – ha dichiarato sempre alla Nazione di oggi – ho bisogno di un passaggio in consiglio comunale, cosa che non avverrà nel prossimo del 23 gennaio, ma in quello successivo. Siamo davanti, come da tempo andavo sostenendo, al clamoroso fallimento della gestione, incapace nel portare avanti un progetto vincente per la nostra struttura fieristica. Obtorto collo, dopo aver avuto contezza formale da parte del presidente Boldi di tutti passaggi, potrei dare indicazione favorevole alla cessione, se questo fosse l’unico modo per evitare di portare i libri in tribunale».

Il contenuto della bozza d’intesa era stata anticipata ieri dal quotidiano di Firenze: in sostanza, l’organizzazione delle due esposizioni passerebbero già dal 15 febbraio di quest’anno fino al 31 gennaio 2021 a Italian Exihibition Group (ogni anno 1 milione e 64 mila euro per OroArezzo e 80 mila euro per Gold Italy), con diritto di opzione per il trasferimento definitivo al termine dei quattro anni, in cambio di un pagamento una tantum 4 milioni e 374 mila euro. La sede resterebbe ad Arezzo sine die, «salvo incontrovertibili motivi di mercato che ne impongano il trasferimento provvisorio in altra sede».