Vescovo Cipolla ai fedeli: «chiedo perdono per don Contin»

«Sento il bisogno di farmi presente in questo momento di sofferenza della nostra Diocesi. Immagino quanto siate provati, confusi, scandalizzati da vicende collegabili con la nostra Chiesa». Si apre con queste parole la lettera scritta dal vescovo Claudio Cipolla alle comunità della Diocesi di Padova, dopo i fatti che vedono un parroco padovano, don Andrea Contin, al centro di una indagine per incontri sessuali organizzato in canonica. Il prelato si trova in questi giorni impegnato nella visita alle missioni diocesane in Ecuador e Brasile, dove operano molti preti e laici al servizio dei poveri.

«Anche a me stesso – scrive Cipolla – ricordo che ogni cristiano, ogni credente resta un uomo, che ogni giorno deve rinnovare, proprio per la sua fragilità di creatura, la sua alleanza con il Signore. Il male esiste anche nelle chiese come nei singoli credenti. Ne abbiamo attraversate altre di situazioni gravi e ogni volta sappiamo che dobbiamo tornare all’origine della nostra fede per trovare forza». Il Vescovo interviene poi sulla visibilità che i media hanno dato al caso: «mentre i nostri giornali si gloriano di aver bucato lo schermo a livello internazionale – afferma -, io mi vergogno (non solo come uomo di Chiesa) perché abbiamo guadagnato solamente la commiserazione di molti, l’ironia e la beffa di molti altri. Non tutti stanno capendo che è una ferita dolorosa per la nostra Chiesa e per la nostra società padovana».

«La nostra Chiesa splende per storie e persone sante, sia nel passato sia nel presente. Non merita di essere ridotta solo a tutti gli errori e peccati commessi nella sua recente storia, come se si trattasse di una storia di malefatte. Questo male, che fa tanto rumore, non mi impedisce di ricordare e di vedere i tanti preti e diaconi che hanno sacrificato la vita nella coerenza, con umiltà e fedeltà, il bene che tanti uomini e donne stanno vivendo nella discrezione e fuori dai riflettori. Questi fatti gettano un’ombra tenebrosa soprattutto sulla nostra Chiesa: forse è per questo – scrive il Vescovo di Padova – che mi vergogno, e vorrei chiedere io stesso perdono per quelli che, nostri amici, hanno attentato alla credibilità del nostro predicare».

«In questo campo anche se penalmente non ci fosse rilevanza, canonicamente, cioè secondo le regole che come Chiesa ci siamo dati, siamo in dovere di prendere provvedimenti disciplinari perché non possiamo accettare fraintendimenti. Anche noi, Chiesa di Padova – conclude mons. Cipolla – vogliamo onestà e coerenza, soprattutto al nostro interno. A questo educhiamo ed è questo che crediamo e che cerchiamo con tutte le nostre forze, da sempre. Sia benedetto quindi anche chi ci aiuta a togliere il male anche quando si infiltra così prepotentemente tra noi».